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D. Juan Alvárez Seco, brigata della “Guardia Civile”

Durante le apparizioni D.J.A.S. era il carabiniere della Guardia Civile capo della sessione di Puenteansa, luogo che appartenne a San Sebastian de Garabandal.
Quando ero vicino alla mia promozione a Brigata, mi dicevo: “Non desidero essere destinato al Nord”; si capisce però che la Divina Providenza fece si che fossi destinato a Santander, fatto che più tardi meditè e capì che il mio destino fosse a Nord e specialmente entro i limiti delle province di Palencia, Asturias e Santander a Rioansa.
Il primo di Aprile del 1961 ero incaricato de la Linea de la Guardia Civil del menzionato luogo e con molte raccomandazioni dei miei capi come fatto speciale e con molto tatto, poiché il precedente carabiniere era dovuto andare ad altra destinazione per ordine dei superiori a benefizio del servizio.

Ero solo da due mesi in questo posto, ragione per la quale avevo appena avuto tempo di conoscere il mio luogo di lavoro assegnato. I fatti che mi propongo di raccontare, iniziano il 18 di Giugno del 1961.
Qualcosa di meraviglioso succede nella mia circoncisione e a questo punto me ne rendo conto il giorno venti dello stesso mese, in occasione di una visita del dottor Dr.D.Josè Luis, sorpreso a sua volta per le notizie che le avevano appena dato due donne de San Sebastian de Garabandal, che dicevano che il arcangelo San Michele era apparso a quattro bambine.


In quel momento non ero sicuro se chiedere la ricetta al medico per le mie orecchie, oggetto della consulta, perché mi dava l’impressione che non ne avevo più bisogno; avevo sentito perfettamente, quanto avevano detto le due donne.
Tornato al mio cartel per fare il rapporto al capo Don José Fernandez Codesido al quale ho ordinato d’andare il primo possibile a S.S.di G. e facesse una relazione sulle quattro bimbe a proposito dei fatti.
Al suo ritorno lui m’informò che effettivamente tutte loro avevano coinciso en la apparizione dell’angelo. Le protagoniste erano Conchita Gonzalez di dodici anni orfana del padre. Maria Dolores Mazon Gonzalez della stessa età de la prima e figlia del presidente della giunta vicinale di San Sebastian, il signor Ceferino, Jacinta Gonzalez anche lei di dodici anni con genitori e fratelli e Maria Cruz Gonzalez Barrido, la più piccola del gruppo di undici anni.
Le quattro supposte veggenti informarono separatamente il capo Fernandez che loro stavano giocando alla “canica”all’entrata della “calleja”chiamata la “Ventura”.
Vicino a un piccolo orto del maestro della scuola, orto nel quale cera un albero di mele pieno di frutti che chiamavano l’attenzione delle bimbe, che come cose di ragazzate presero delle mele dal albero, per mangiarle , dandole nessuna importanza , visto la loro  età.
Per quanto riguarda le apparizioni ho pensato conveniente raccontarlo ai miei superiori. Però seguendo i consigli del parroco Don Valentin Marichalar, ho tralasciato questa informazione qualche giorno in attesa di nuovi fatti.
Il giorno 21 di giugno ho deciso di far visita al parroco che ho incrociato in strada nella macchina dell’Indiano per andare a Santander per fare un’intervista con il vescovo. La cosa mi obbligò di tornare in fretta al mio cartel e dare per mezzo di una guardia una relazione  al mio superiore informandole di quanto era successo a Garabandal
Il giorno dopo il ventidue sono tornato nuovamente a Garabandal con la mia ordinanza per informarmi personalmente sui fatti occorsi
Un piccolo villaggio delle montagne abitata da circa sessanta persone, ma è grande per la cordialità dei suoi abitanti.
Appiccicata sui promotori dei "Picos d’Europa "y prossimo a Pena Sagra, limita la zona con le provincie di Asturias, Palencia, e Santander. Per arrivare a Garabandal bisogna montare un duro cammino, che parte da Cosio. Serpenteggia per le montagne per 7 km fino arrivare al villaggio.

Adesso si arriva facilmente per una nuova strada costruita dopo. La vecchia strada aveva alcuni passi difficili per le macchine dovuto al fango e le pietre per la qual ragione era meglio di montare a piedi o con delle  macchine fuoristrada.

Durante il mio accenso a questo piccolo villaggio ho potuto ammirare un paesaggio meraviglioso che mi ricordava i presepi che nell’epoca di Natale si facevano in Catalunya. Arrivato vedi come per le strade correva l’acqua, galline e i maialini senza che mancassero le pecorelle, le capre e le  mucche con i suoi campanelli e squilli e trilli.

Le abitudini degli abitanti sono primariamente religiose, mai dimenticano la recita dell’Angelus con alcun pretesto, appena l’orologio segna il mezzogiorno. Di pomeriggio recitano il Santo Rosario diretti dal parroco e in sua assenza dalla maestra o dalla vedova Maximina. All’inizio della notte, la moglie di Simon e madre della veggente Jacinta esce dal villaggio con una lampada e una campanella per ricordare agli abitanti le ultime preghiere della giornata. Le domeniche, dopo aver sentito la Santa Messa nella piccola antica e umile chiesina ci si riposa. Di pomeriggio la gioventù si trova sotto un portico cantando e suonando un tamburino. Si nota il rispetto e l’onestà nelle loro voci e nei loro movimenti.

Come detto prima, accompagnato dalla mia ordinanza Celemin, mi presentò una vicina chiamata Valentina, la quale molto amabile e riflettendo nel suo viso un’espressione di bontà e dolcezza , trattandomi come se mi avesse da sempre conosciuto e sin farsi pregare me raccontò che la prima apparizione era stata domenica 18 dopo che le ragazze erano uscite a pregare il Santo rosario e fossero state al Catechismo nella Chiesa; e che una volta libere per  giocare decisero  di andare alla “calleja” della Ventura lasciando le altre ragazze che stavano con loro e/o invitando a qualcun’ altra di montare con loro per giocare a la “canicas”, cosa che fecero ,come anche prendere delle mele dal albero del orto del signor maestro, il quale vedendo che l ‘albero si muoveva chiese ala moglie di andare a vedere cosa stava succedendo perché credeva che fossero le pecore che erano sotto l’albero. Al sentirlo, le ragazze incominciarono a ridere ma niente di peggio successe. Una volta, sazie di mele e con qualcuna nelle borsette, sentirono i primi rimorsi di coscienza e la reazione delle bambine fu di incolpare il diavolo per quanto avevano fatto; tutte infervorate presero delle pietre tirandole in un angolo con tutte le loro forze, dove pensarono che ci fosse il diavolo ridendo di loro. Una volta tranquille uscirono dell’orto per ritornare ai loro giochi. Fu allora che Conchita vide apparire di colpo una figura molto bella, piccola con ali molto luminose e mostrando l’ apparizione diceva “Li, …Li….
Le altre ragazze vedendo Conchita in simile atteggiamento, provarono a correre per avvisare le loro famiglie: Pensavano che aveva avuto un giramento di testa, ma in quel momento anche loro videro estasiate l’angelo in quella posizione e gridarono “L’Angelo”!
Cerano altri bambini nella strada che incominciarono a tirare pietre e allora l’angelo li porto più in alto, en la” calleja” a circa 50 metri di li y una volta arrivati si misero in ginocchio. Mentre vedevano l’angelo e stavano attente a quanto lui le diceva, voleva passare fra loro un vicino che arrivava dall’alto dalla montagna con un vaso per il miele; poiché non si separavano per lasciarlo passare, si è molestato, ignorando quanto li succedeva. Una volta passato in direzione del villaggio si stupì perché le bambine non si muovevano dalla posizione in ginocchio che lui aveva visto. Lui racconta che tutta la notte seguente non poteva dormire pensando che aveva visto qualcosa di strano e lo disse alla moglie la quale le rispose che erano cose di bambine.

Durante questa prima apparizione l’angelo chiese alle bambine che si recassero ogni giorno allo stesso posto a pregare il Santo Rosario e che Lui sarebbe stato con loro. Le bambine spaventate e piagnucolose furono alla Chiesa per pregare e più tardi informare le loro rispettive famiglie. La reazione delle famiglie, temendo che le ragazze mentissero- erano contrarie a che andassero il giorno seguente alla “calleja”. L’unica che si oppose sicuramente era la madre di Conchita, pero le altre bambine insistettero e allora dissimulò affinché andasse con le altre alla “calleja", promettendo che loro andassero e che Conchita li avrebbe raggiunti dopo. La signora Valentina diceva che era “meglio che avessero visto l’angelo, che altra cosa peggio" Varie donne li spiavano e vedendo che era certo quanto dicevano, si fece una grande rivoluzione nel villaggio. Si annunciò a tutti e convinti, senza che alcuno si prese gioco di loro, furono alla “calleja “per assistervi. A partire di questo giorno, io ero contento e dette l’ordine di mettere un paio di guardie a Garabandal. La notizia correva per tutti i villaggi vicini e giornalmente la gente arrivava a Garabandal lo che m’indusse a intensificare la vigilanza.
Dopo a terza e quarta apparizione dell’angelo, passarono otto nove giorni senza nuove apparizioni, cosi che la gente non si fidavano più. Ma dopo questi giorni l’angelo appare di nuovo e ogni giorno si trovarono a Garabandal dai 500 a 3000 pellegrini per essere presente. Ricordo che le veggenti dicevano che avevano tre chiamate: La prima dicevano, li dava una grande gioia perfino nel petto e nella gola, lo stesso succedeva anche durante la seconda.. Si vedeva alla seconda che erano nervose e si mettevano un golf come per andare alla chiesa.


Dopo varie apparizioni dell’Angelo arrivò a Garabandal un maestro per dare lezioni che si erano sospese al figlio dell’Indiano Etaquio e questo maestro per l’intercessione del parroco Don Valentin doveva stare appresso alle veggenti e accompagnarli durante le apparizioni per sentire quanto dicevano e prendere appunti.


La gente che montava al villaggio per vedere le apparizioni diceva che erano ipnotizzate o che li davano pillole e altre cose del genere. Dopo un’apparizione mi disse un compagno, il sargento della Guardia Civil che al terminar l’estasi di Conchita, il maestro la avevo portata dall’Indiano per verificar che quanto diceva la gente era vero e che era il maestro che le dava le pillole. Atto seguente, mi traferì alla casa di Indiano e effettivamente vedo che il maestro sta in una stanza  con Conchita; le domandi perché e i contesta che incaricato da Don Valentin al finalizzar la apparizione doveva informarsi dalla veggente di che cosa aveva parlato con l’angelo , che è quello che desidera per farne una relazione e darlo a Don Valentin affinché o mandasse al vescovo


Ricordo che le veggenti appena erano riconosciute uscivano di corsa per andare alla “calleja” a vedere l’angelo. Il medico disse che le ragazze erano epilettiche e malate e che quanto succedeva, era dovuto a questa malattia. Pero io vedo che le bambine stanno più che bene e ogni giorno più belle e sane; mentre che i genitori e i fratelli si vedono stanchi e i loro visi, come se fossero esauriti fisicamente dato la mancanza di riposo.


Il parroco e altri ordinano che le ragazze fossero separate di due in due per verificare che effettivamente tutte arrivavano ala stessa ora alle apparizioni e durante la ‘ultima apparizione le quattro escono da diversi luoghi per coincidere nel “cuadro” allo stesso momento.

Le quattro bambine escono dall’estasi con la stessa facilità con la quale entrano. Erano più contente e assolutamente normali e quanti vedevano la scena, rimanevano impressionati, tutti volevano toccarli i cappelli e le donne baciarli, dovuto alla copia che li custodisce finche i gruppi di curiosi, si dissolvono.


Il sabato 24 di giugno che aveva avuto notizie da tanti luoghi passeggiava nel villaggio. Nel posto delle apparizioni avevano costruito una parete di legno per evitare che le ragazze non fossero maltrattate con punture e che fossero circondate soltanto dai preti e lasciate fuori dalla vista della gente, evitando pure le valanghe del pubblico per non pressionare le veggenti. Alla fine delle apparizioni andarono alla sagrestia per spiegare al parroco Don Valentin e ad altri quello che avevano visto.


24-25 di giugno. Molta più gente di prima, vari sacerdoti e medici.
Durante li estasi un medico voleva alzare Conchita, ma per il grande peso che pareva avesse in questo stato, cade sulle ginocchia al suolo da quest’altezza producendo un forte rumore. Terminato e avendo esaminato le ragazze si vedevano chiaramente il segno della caduta di Conchita le punture e i graffi che a mo’ di prove avevano fatto ad alcune delle veggenti, senza che loro accusassero il minore dolore ne fecero dolorose espressioni quando li fecero. Non si rendevano conto di niente, né  del mondo esteriore e uscite dalle estasi avevano dolori. Rimaneva solo i segni.

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