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Documentación


secoD. Juan Alvarez Seco, brigada de la guardia civil

Juan Álvarez Seco, Brigadiere ella Guardia Civile, Capo della Sezione di Puentenansa (Cantabria, Spagna), alla quale appartiene San Sebastián de Garabandal. Anni 61-62 e 65

Juan Álvarez Seco fu un testimone eccezionale, dal momento che durante le Apparizioni, era Brigadiere della Guardia Civile, Capo della Sezione di Puentenansa, distretto a cui appartiene San Sebastián de Garabandal.

L’1 aprile 1961, assunse l’incarico della Stazione della Guardia Civile del suddetto distretto e quando si trovava da soli due mesi nella sua destinazione, ebbero inizio le apparizioni e i fenomeni straordinaria a Garabandal.

Appena ricevette le prime notizie dei fatti, ne informò il Caporale José Fernández Codesido, ordinandogli di trasferirsi a San Sebastián de Garabandal il prima possibile per prendere informazioni sulle quattro bambine in relazione al caso. Questi lo informò al suo ritorno che, effettivamente, tutte loro si trovavano insieme nella stessa apparizione dell’Angelo.

Juan Álvarez Seco redasse poi un rapporto dettagliato sulle apparizioni e tutto quanto ebbe osservato quei giorni, cominciando dalla prima apparizione dell’angelo, il 8 giugno 1961. È un testimone qualificato perché, come egli stesso afferma: “Sin dalle prime apparizioni, ho vissuto a Garabandal tutti gli eventi che da esse derivavano, dalle apparizioni delle quattro veggenti: Conchita, Mari Cruz, Jacinta e Mari Loli. Oggi, sette e più anni dopo, continuo a ricordarlo giorno dopo giorno”. Riconosce inoltre come “tale incarico di Capo della Stazione della Guardia Civile mi ha dato l'opportunità di lavare un po' la mia anima, che ne aveva tanto bisogno”.

Il rapporto riporta la data del 7 marzo 1969 e in esso vengono descritte numerose apparizioni ed evento straordinari vissuti in prima persona. Egli assistette personalmente a tante apparizioni, centinaia di marce estatiche, quando le bambine correvano velocemente in quello stato per le strade del paese e persino, alcune volte, all’indietro. Fu testimone di come tante volte, durante l’estasi e dopo che la Madonna aveva baciato gli oggetti, le bambine li restituivano ai loro proprietari senza mai sbagliarsi; le ha anche viste cadere e picchiare forte la testa contro una pietra: si udiva un forte colpo, ma a loro non succedeva niente. 

Egli afferma che “i fenomeni si sono verificati in un periodo di tempo così lungo e con una tale frequenza (nel corso di un giorno si verificavano due o tre estasi) che risulta quasi impossibile enumerarli e raccontarli tutti. Questo mi obbliga a ricordare appena solo alcuni casi e cose vissute da me, nonostante nella mia mente ricordo così tanto e con tale precisione che non dimenticherò finché vivrò, se Dio così vuole”.



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Testo completo del rapporto redatto da Juan Álvarez Seco, Brigadiere della Guardia Civile

Testimonianza del Brigadiere della Guardia Civile, Juan Álvarez Seco, capo della Sezione di Puentenansa (Cantabria, Spagna).
Anni 61-62 e 65

PRIMA PARTE.

Quando ero prossimo alla mia promozione a Brigadiere, mi dissi: “Non vorrei essere inviato al Nord”, ma si capisce che la Divina Provvidenza dispose che fossi inviato a Santander, così che più tardi meditai e riconobbi che la mia destinazione era al Nord e, in particolare, ai confini delle province di Palencia, Asturie e Santander, a Rionansa.

Il primo aprile 1961 presi in carico le stazioni della Guardia Civile della suddetta zona, e, naturalmente, con molte raccomandazioni dei miei capi, come cosa speciale da fare con tatto, dato che il mio predecessore aveva dovuto andarsene ad un’altra destinazione per ordine dei Superiori a beneficio del servizio.

Svolgevo il mio incarico solo da due mesi, motivo per cui avevo avuto a malapena il tempo necessario per conoscere l’area che mi era stata assegnata. Gli eventi che intendo descrivere sono iniziati il 18 giugno 1961. Nel mio distretto accadde qualcosa di meraviglioso, di cui venni a conoscenza il giorno 20 dello stesso mese, quando andai per una visita dal Dottor José Luis, sorpreso per via della notizia che aveva appena ricevuto da due donne di San Sebastián de Garabandal, che dicevano che l'Arcangelo Michele era apparso a quattro bambine.

Non so se in quel momento chiesi al medico la ricetta che mi avrebbe dovuto dare per il mio orecchio, oggetto della visita, perché ho l'impressione di non averne più avuto bisogno, dal momento che avevo sentito perfettamente le dichiarazioni delle donne. Andai poi in caserma per informare il Caporale José Fernández Codesido, al quale ordinai di recarsi a San Sebastián de Garabandal il più presto possibile e di prendere informazioni sulle quattro bambine in relazione al caso in questione.

Il suddetto Caporale mi informò al suo ritorno che, effettivamente, tutte loro avevano coinciso nella descrizione della stessa apparizione dell'Angelo. Le protagoniste risultarono essere: Conchita González González, di 12 anni e senza padre; María Dolores Mazón González, della stessa età della precedente e figlia del Presidente del Consiglio di Quartiere di San Sebastián, il signor Ceferino; Jacinta González González, anche lei 12 anni, ha genitori e fratelli; e María Cruz González Barrido, la più piccola del gruppo, di 11 anni.

Le quattro presunte veggenti riferirono al Caporale Fernández, separatamente, che stavano giocando alle biglie all'entrata del Viottolo chiamato "La Ventura", vicino ad un piccolo orto del Maestro della Scuola, un orto in cui si trovava un albero di mele pieno di frutti, che attirò l'attenzione delle bambine, le quali come una cosa infantile presero le mele dall'albero per mangiarle, come è naturale, non dando alla cosa alcuna importanza in quanto era una cosa da bambine; ma per quanto riguarda le apparizioni, ho ritenuto opportuno informare i miei superiori. Tuttavia, seguendo il consiglio del Parroco, Don Valentín Marichalar, ho ritardato qualche giorno l’invio di questa informazione, in attesa di ulteriori sviluppi.

Il giorno 21 dello stesso mese decisi di andare a trovare il parroco, che trovai per strada nell'auto dell’Indio e che stava andando a Santander per parlare con il Sig. Vescovo. Questo mi obbligò a tornare di corsa in caserma per mandare una nota informativa tramite una guardia al mio superiore, mettendolo al corrente di tutto quello che era successo a Garabandal.

Il giorno seguente, il 22, mi preparai di nuovo per salire a Garabandal con la mia ordinanza per informarmi personalmente sugli eventi che avevano avuto luogo lì. È un piccolo paesino di montagna di circa 70 abitanti. È grande o meglio gigante per l'innata cordialità dei suoi abitanti. Situato ai piedi dei Picos de Europa e vicino a Peña Sagra, questa zona confina con le province di Asturie, Palencia e Santander. Per arrivare a Garabandal bisogna salire una strada accidentata che inizia a Cosío. Si snoda attraverso la montagna per sette chilometri fino a raggiungere il paese.

Oggi è facilmente raggiungibile per la strada che è stata costruita più tardi. La vecchia strada aveva alcune pendenze che erano difficili per i veicoli a causa del fango e delle pietre, motivo per cui veniva spesso percorsa a piedi o in veicoli fuoristrada.

Durante la mia permanenza nel piccolo paese, ho potuto apprezzare un paesaggio meraviglioso, che mi ha ricordato i "Belenes" (presepi) che si fanno in Catalogna nel periodo natalizio. Una volta nel paese, ho osservato l'acqua, le galline, le cocciniglie... senza che mancassero le pecore, le capre e le mucche, che correvano per le strade con le loro campanelle e i campanacci tintinnanti.

Le usanze dei suoi abitanti sono principalmente religiose. Non dimenticano mai, sotto nessun pretesto, di pregare l'Angelus appena l'orologio batte le dodici. Nel pomeriggio recitano il Santo Rosario guidato dal Parroco o, in sua assenza, dalla Maestra o dalla vedova Maximina. Al calar della notte, la moglie di Simón e madre della veggente Jacinta esce per le strade del paese con una lanterna e una campanella, ricordando a tutti gli abitanti le ultime preghiere della giornata. La domenica, dopo aver ascoltato la Santa Messa nell'umile e vecchia chiesa, si riposano un po'. Nel pomeriggio, i giovani si riuniscono sotto uno dei portici, e cantano e si divertono al suono di un tamburello; sono da sottolineare il rispetto e l'onestà nelle loro voci e nei movimenti.

Una volta in paese, come ho detto, accompagnato dalla mia ordinanza, Celemín mi presentò a una vicina di nome Valentina; la signora fu molto gentile, il suo viso rifletteva un'espressione di bontà e di affetto e mi trattò come se mi conoscesse già da prima, e, senza che glielo chiedessi, mi disse che la prima apparizione era avvenuta la domenica 18, dopo che le bambine avevano finito di recitare il Santo Rosario e di assistere al catechismo in chiesa; e che, una volta libere per i loro giochi, decisero di andare al Viottolo de la Ventura, separandosi da una di quelle che le accompagnavano, o invitandone un’altra ad andare con loro per giocare con le biglie, cosa che fecero, oltre a prendere alcune mele dall'albero dell’orto del Sig. Maestro, il quale, vedendo che l'albero si muoveva, chiese a sua moglie di verificare cosa stesse succedendo, perché pensavano che si trattasse delle pecore che stavano nei pressi del melo. Avendolo sentito, tutte e quattro si misero a ridere e non successe niente. Dopo aver mangiato a sazietà e con qualche mela in tasca, sentirono i primi rimorsi della coscienza, e la reazione delle bambine fu di incolpare il diavolo per quello che avevano fatto; e, in preda alla rabbia, presero tutte dei sassi e li gettarono con tutte le loro forze in un angolo, dove pensavano che il diavolo stesse ridendo di loro.

Quando si furono tranquillizzate, uscirono dal giardino per tornare ai loro giochi. Fu allora che Conchita vide improvvisamente apparire una figura molto bella, piccola, con ali molto splendenti e, indicando l'apparizione, disse: «Lì... lì...». Le altre ragazze, vedendo Conchita in quella posizione, cercarono di correre per avvertire la sua famiglia, perché pensavano che avesse delle allucinazioni. In quel momento, anche le altre entrarono in estasi nel vedere l'Angelo in quella posizione e tutte gridarono: «L'Angelo». Alcuni bambini che pure giocavano nel vicolo tirarono dei sassi contro di loro, e fu allora che l'Angelo le condusse più avanti nel Viottolo, a circa 50 metri di distanza; e una volta lì, in ginocchio e mentre vedevano l'Angelo e lo ascoltavano, un vicino che veniva con un favo di miele da sopra la montagna voleva passare in mezzo a loro, ma quando vide che non si separavano per lasciarlo passare, si irritò perché non lo facevano passare, ignorando di cosa si trattasse. Una volta passato in direzione del paese, fu sorpreso nel vedere che le ragazze erano ancora nella posizione in cui le aveva viste. Il narratore dice che non riuscì a dormire tutta la notte, pensando di aver visto qualcosa di strano, cosa che spiegò a sua moglie, la quale rispose che si trattava di cose da bambine.

Durante questa prima apparizione, l'Angelo disse alle quattro bambine di recarsi ogni giorno nello stesso posto per pregare il Santo Rosario e che lui sarebbe stato con loro. Le bambine, spaventate e in lacrime, andarono in chiesa a pregare e poi a raccontarlo alle loro famiglie. La reazione delle loro famiglie, temendo che le loro figlie mentissero, fu contraria a che andassero al Viottolo il giorno seguente. L'unica a opporsi fu la madre di Conchita; tuttavia, quando le altre insistettero, ella volle fingere che sarebbe andata con loro al Viottolo, promettendo loro che sarebbero andate tutte e tre e che Conchita le avrebbe raggiunte più tardi. La signora Valentina diceva: «meglio che vedano l'Angelo che qualcosa di peggio». Diverse donne le spiavano, e quando videro che quello che dicevano era vero, ci fu una grande agitazione nel paese; lo annunciarono a tutti, e, convinti e senza che nessuno si prendesse gioco di loro, andarono al Viottolo per assistere. Da quel giorno, io ero felice e ordinai che fosse collocata una pattuglia di vigilanza a Garabandal; la notizia si diffuse in tutti i paesi vicini, e ogni giorno la gente si recava a Garabandal, motivo che comportò un'intensificazione della vigilanza. Dopo la terza o quarta apparizione dell'Angelo, trascorsero otto o nove giorni senza nuove apparizioni, e la gente cominciò a insospettirsi. Ma dopo quei giorni l'Angelo apparve di nuovo, e ogni giorno venivano a Garabandal da 500 a 3.000 pellegrini per assistervi. Ricordo che le veggenti dicevano di avere tre chiamate. Alla prima chiamata, dicevano di provare una sensazione di gioia dal petto alla gola, e lo stesso con la seconda. Ma quando avevano già avuto due chiamate si notava, perché diventavano molto nervose e indossavano una giacchetta, come se dovessero andare in chiesa.

Dopo diverse apparizioni dell'Angelo, arrivò a San Sebastián de Garabandal un maestro per dare lezioni al figlio dell'indio Etaquio nelle materie che aveva da rimediare, e questo maestro, su richiesta del Parroco Don Valentín, doveva stare attento ed accompagnare le veggenti durante le loro apparizioni, per ascoltare i colloqui che avevano con l'Angelo e prendere appunti.

Le persone che sono salite a vedere le apparizioni si chiedevano se fossero state ipnotizzate o se fossero state date loro delle pillole e altre cose del genere. Dopo un'apparizione, un mio collega, un Sergente della Guardia Civile, mi disse che quando l'estasi di Conchita finì, il maestro l'aveva portata a casa dell'Indio; e risultò che quello che la gente diceva era vero, ed affermavano che era stato il maestro a dare loro le pillole. Andai allora a casa di Etaquio (l'Indio) e, in effetti, vidi che il maestro era in una stanza con Conchita; gli chiesi lo scopo della cosa e mi rispose che, per ordine di Don Valentín, alla fine dell'apparizione la veggente l’avrebbe informato di ciò di cui avevano parlato con l'Angelo e di ciò che voleva, per poi fare una specie di rapporto e darlo a Don Valentín perché lo consegnasse al Vescovo.

Non mancava chi diceva che Conchita si metteva d’accordo con le altre per andare alla stessa ora all'apparizione, che era quella che influenzava le altre; dicevano anche che si trattava di una malattia; fu allora quando, su richiesta del padre di María Dolores, chiesero la presenza del Dottor José Luis, il medico locale, che salì accompagnato dal Sindaco e dal Presidente, e le reclusero nel bar di Ceferino; le misero nella stanza dove Ceferino teneva il pane, e il Dottore le riconobbe. Ricordo che, a mano a mano che venivano riconosciute, corsero fuori a tutta velocità per andare al Viottolo per la visione dell'Angelo. Il medico disse che le bambine erano epilettiche e malate; che tutto quello che era successo era dovuto alla loro malattia. Tuttavia, io vedo che le veggenti stanno molto bene e che ogni giorno sono più belle e più sane; mentre i genitori e i fratelli sembrano stanchi, e i loro volti, come se fossero fisicamente esausti, denotano una mancanza di sonno e di riposo.

Il Parroco e altri ordinarono di separarle a coppie, per verificare se arrivavano tutte all'apparizione nello stesso momento; in effetti, quando avvenne l'ultima apparizione, le quattro bambine uscirono da luoghi diversi e coincisero nel Recinto nello stesso momento.

Le quattro ragazze uscirono dall'estasi con la stessa facilità con cui erano entrate. Erano più felici e assolutamente normali; tutti quelli che contemplavano la scena ne rimanevano impressionati, tutti volevano toccare i loro capelli e le donne volevano baciarle, grazie alla coppia che le protegge fino a quando l'assembramento si dissolve.

Sabato 24 giugno, la gente proveniente da tutti i luoghi in cui era giunta la notizia degli eventi si aggirava per il paese. Sul luogo dell'apparizione fu eretta una staccionata di legno per evitare che le veggenti venissero maltrattate con punture, per evitare che fossero circondate solo dai sacerdoti che bloccavano la vista agli altri, e anche per evitare le valanghe di pubblico, per non fare pressione sulle veggenti. Quando l'apparizione finì, andarono nella sacrestia della chiesa per spiegare a Don Valentin ciò che avevano visto, e così ad altri osservatori sconosciuti.

Giorni 24 e 25 giugno: molta più gente che nei giorni precedenti, diversi sacerdoti e medici. Durante l'estasi, un medico cercò di sollevare Conchita e, a causa dell'eccesso di peso che apparentemente sperimentava quando ella era in tale stato, le cadde dalle braccia da una certa altezza, battendo le ginocchia per terra, producendo un bel suono. Alla fine, esaminando le bambine, i segni della caduta di Conchita erano chiaramente visibili, così come le punture, i colpi e i graffi che alcuni di loro avevano dato alle veggenti come prova, senza che queste sentissero il minimo dolore o facessero la minima espressione quando glieli producevano. Non si accorgevano di nulla, nemmeno del mondo esterno; e dopo l'estasi nemmeno sentivano male; restava loro solo il segno.

1 luglio. Sabato: Grande affluenza di tutte le categorie, miste a dei medici. Verso le sette di sera ebbe luogo l'apparizione. È durata circa due ore. Alla fine, le bambine dicevano che era stata molto breve, che era durata solo due o tre minuti. È umanamente impossibile rimanere in quella posizione anche solo per pochi secondi e ancor meno con un'espressione angelica. Questa volta l'Angelo disse loro che avrebbero visto la Madonna il giorno dopo.

2 luglio. Domenica: Il Viottolo era pieno di gente che pregava il Rosario. Tutti volevano assistere all'estasi. Accanto a me c'era il Vice Presidente del Salto de Nansa, il signor Rocha, che aveva portato il Dottor Morales e il Dottor Piñal, entrambi nominati nella Commissione dal Vescovo Fernández; ricordo che il signor Rocha mi disse: «Questo pomeriggio le veggenti non arriveranno alla staccionata per vedere la visione». Gli risposi che nelle cose divine non aveva alcun potere medico. Mi avvicinai alla curva della stradina e verificai che erano a metà strada. Rimasi ad aspettare che salissero alla staccionata e che il Dottore cercasse di impedire l’apparizione, ma con sorpresa del signor Rocha le veggenti raggiunsero la Staccionata senza essere disturbate dalla potenza del Dottor Morales. Una volta arrivate, tutte in ginocchio, iniziarono il primo mistero del Rosario, e subito dopo ebbero la visione. Il Dottor Morales arrivò sul posto e disse: «Questo è già stato visto», cioè, che il medico non aveva potuto evitare l'apparizione.

Le quattro veggenti gridarono allo stesso tempo, dicendo: «LA VERGINE». All'inizio pensarono che fosse la Madonna del Perpetuo Soccorso, poi si sentì dire che era la Madonna del Monte Carmelo, perché sia Gesù Bambino che la Vergine tenevano in mano lo Scapolare. La Madonna era circondata da sei angeli, contati da Conchita, che si ascoltava perfettamente. Conchita disse anche: «che occhio» e dopo la visione fu chiaro che si trattava della Santa Trinità, in forma di occhio. A destra della Madonna appariva come un quadro di fuoco, ed esso era la causa della tensione delle veggenti, con le lacrime agli occhi e molto abbattute, con un viso cereo. Quella che piangeva di più era Mari Cruz, che un medico afferrò per la gola per distoglierla dal guardare dritto davanti a sé e non ci riuscì: ma sì, sentii un grandissimo crepitio; pensai che le avesse fatto del male; invece, non le era successo niente.

Quando le veggenti erano già da un po' di tempo nella visione, i loro volti diventarono più tranquilli; la loro posizione, di fronte ai pini: a destra c'era María Dolores, seguita da Conchita e poi, da Jacinta. A sinistra, accanto a me, c'era Mari Cruz; tutte tenevano in mano dei rosari e raccontavano alla Madonna quello che facevano in casa, che era perfettamente udibile. María Dolores mostrò i suoi denti e più tardi si seppe che la Madonna aveva detto che aveva dei denti molto belli. In seguito, Conchita, con la bocca leggermente contorta e aperta, mostrò alla Madonna che aveva un dente rotto. Si capì anche che la Madonna chiese loro com’era il sacerdote e loro risposero che Don Valentín era molto brutto, ma molto buono. Don Valentín stesso poté udire queste parole, così come pure molti di noi che eravamo presenti. Disse alla Madonna che pregava per i membri della Guardia Civile che le proteggevano dai curiosi e impedivano che si facessero male. Chiesero anche alla Vergine di lasciare loro la corona e alla fine la Madonna cedette e si poté vedere come la prendevano e se la passavano l’una all'altra. Conchita Le chiese pure di lasciarle una delle stelle della corona per mettersela sulla testa affinché i presenti potessero vederla e credere alle apparizioni, ma la risposta della Madonna fu che a suo tempo crederanno.

Le veggenti descrissero la Madonna come segue: Abito bianco, mantello blu, corona di stelle dorate, mani protese in avanti, con uno scapolare marrone, capelli lunghi castani, non scuri, divisi nel mezzo e un viso molto bello. Parrebbe avere circa 17 anni ed è piuttosto alta; tutte e quattro dicono che la sua voce è inconfondibile e molto melodiosa.

Da questi momenti in poi sono stato testimone di molte apparizioni e ho assistito, oltre alle estasi, a centinaia di marce estatiche, nelle quali correvano velocemente in questo stato per le strade del paese e talvolta anche all'indietro. Quando correvano per incontrarsi, alcune in estasi e le altre, quelle in estasi non potevano essere raggiunte, anche se alcune persone cercavano di correre senza poterle raggiungere, anche le veggenti in stato normale non potevano raggiungere quelle in estasi.

Ho anche assistito molte volte a come, in piena estasi e una volta che gli oggetti erano stati baciati dalla Madonna, li restituivano ai loro proprietari senza alcun errore. Alcuni, dopo aver baciato le loro medaglie, le davano ad altre persone perché le passassero alle veggenti in modo che la Madonna potesse baciarle di nuovo; però, si sentì dire che erano già state baciate e che per questa ragione non le avrebbe baciate una seconda volta. Qualcuno passò degli anelli con brillanti e non vennero baciati; baciava solo le fedi nuziali, e queste spesso venivano riconsegnate ai legittimi proprietari stessi in mezzo a tanta gente, e senza sbagliarsi con le altre che tenevano in mano.

Ho conosciuto le veggenti "molto brutte", ma quando sono in estasi hanno un viso bellissimo e molto angelico; le ho anche viste cadere e sbattere la testa su una pietra, con un colpo forte che ha fatto più male a me che a loro, perché non succedeva loro niente. I fenomeni si sono verificati in un periodo di tempo così lungo e con una tale frequenza (nel corso di un giorno si verificavano due o tre estasi) che risulta quasi impossibile enumerarli e raccontarli tutti. Questo mi obbliga a ricordare appena solo alcuni casi e cose vissute da me, nonostante nella mia mente ricordo così tanto e con tale precisione che non dimenticherò finché vivrò, se Dio così vuole.

Riguardo al primo messaggio: le veggenti all’interno della staccionata, molto serie e attente a ciò che la Madonna affidava loro. Ad alcune di loro cadevano delle lacrime molto grandi, mentre anche noi presenti provavamo questa emozione. Alla fine dell'estasi delle quattro bambine, e in un assoluto silenzio, il sacerdote Don Valentín annunciò: «La Madonna ha dato alle veggenti un messaggio, che non possono raccontare al Signor Parroco, né ai loro genitori, né al Signor Vescovo».

L'indomani dovettero salire ai pini da sole, senza che ci fosse nessuno, per ordine della Madonna e, affinché la cosa fosse vigilata, le veggenti proposero che le accompagnassero due bambine, così piccole che avranno avuto solo tre anni e difficilmente si sarebbero rese conto del caso. Ricordo che María Dolores mi disse: «Brigadiere, lei e mio padre possono stare nei paraggi, ma a circa 100 metri a destra dei pini, e anche il Parroco con due suore a sinistra dei pini, anche loro a circa cento metri di distanza, e il resto della gente, ben lontano». Così facemmo, e potemmo notare quando erano nel momento dell'estasi perché, siccome le veggenti piangevano molto, le piccole si spaventarono e piansero forte. Più tardi si seppe che la ragione per cui le veggenti dovevano stare da sole era perché la Madonna l’avrebbe dichiarato nel messaggio del 18 ottobre 1961. Con delle cassette della frutta fecero un piccolo altare, raccolsero dei fiori di campo e lo sistemarono ai piedi dei pini, molto ben preparato, molto ben preparato da loro, cosa che fecero per tutta la mattina.

Un giorno la Vergine apparve alle veggenti ai pini quando era presente un uomo della Guardia Civile di Reinosa insieme ad un amico che era salito per vedere qualche estasi, e i testimoni dichiararono che Conchita chiese alla Madonna «ma non ti fai male con quei rami?», perché la Madonna era apparsa nella parte alta e in mezzo a due pini. Tra di essi c'era la figlia di Primitiva, chiamata Elvira, e un altro abitante del paese.

Tagliarono i codini a Conchita. Nelle prime apparizioni della Madonna alle veggenti, dopo aver dato molti rosari e medaglie da baciare, Conchita mostrò le sue trecce alla Vergine, facendo il gesto di offrirle a Lei; e arrivò il momento in cui i medici, che salirono solo un giorno, si misero d'accordo con il Signor Vescovo per portarla a Santander. Si dà il caso che il giorno prima, non potendo io essere presente per vedere le apparizioni, ordinai alle guardie di fare attenzione quel giorno, in modo che al mio ritorno da Santander potessero spiegarmi cosa era successo. Il 27 luglio portarono Conchita a Santander per metterla in un convento, e che le ragazze che vi erano ospitate la portassero fuori per la città per distrarla, affinché la malattia che credevano avesse le passasse. Tornai a Puentenansa e chiamai la coppia per farmi spiegare cosa era successo il giorno della mia assenza. Mi dissero che all'una (le ore 13) l'Angelo San Michele era apparso alle tre veggenti, Mari Cruz, Jacinta e María Dolores, e furono le tre veggenti a dire all'Angelo che erano dispiaciute che quel giorno, quando la Madonna sarebbe apparsa a Garabandal, Conchita non l'avrebbe vista. L'Angelo disse loro che Conchita avrebbe visto la Santissima Vergine a Santander, alla stessa ora che loro a Garabandal.

Il giorno seguente, verso le otto del mattino, ricevetti una telefonata a Puentenansa dal Brigadiere della Guardia Civile responsabile del Comando, Crecencio, che mi disse: «Cosa è successo ieri a Garabandal?». «Alle ore 13 - gli dissi - l'Angelo è apparso a Mari Cruz, Jacinta e María Dolores e ha detto loro che Conchita avrebbe avuto la visione della Santissima Vergine a Santander alla loro stessa ora»; il mio collega Crecencio confermò che effettivamente Conchita aveva avuto l'apparizione della Madonna a Santander nel pomeriggio, vicino alla porta del Convento.

Un giovane che avevo visto a Garabandal, dove si era recato per assistere alle apparizioni, e che conosceva perfettamente le quattro veggenti, mi confermò che quando vide Conchita a Santander, insieme a diverse ragazze, sorpassato il tunnel che va da una delle strade alla Stazione Ferroviaria, camminando verso il convento, Conchita cadde in estasi in mezzo alla strada.

Quando la madre di Conchita tornò a Garabandal, disse che sua figlia era malata e che per questo aveva avuto le visioni a Garabandal; che era tutta una bugia, che glielo aveva annunciato non so quale autorità ecclesiastica. Quando ero vicino alla fontana donata da Etaquio a Garabandal, due vicine dello stesso paese dissero alla madre di Mari Cruz che era tutto falso; se non ci fossi stato io, ci sarebbe stata una rissa da parte della madre di Mari Cruz; per fortuna, però, non successe nulla.

Serafín arrivò dal taglio della legna a Navarra e chiese a sua madre di Conchita, ed ella rispose che si trovava a Santander. Serafín disse a sua madre di far tornare la figlia a casa. Una volta a Garabandal, Conchita, giocando nel pomeriggio a casa sua con una vicina, la nipote della signora Primitiva, sentì la voce della Madonna che Conchita riconobbe e pensò di guardare sotto il suo letto per vedere se la Madonna fosse lì, perché non la vedeva. La Madonna chiese a Conchita di andare con le sue amichette veggenti alla visione il giorno dopo. Quando erano tutte e quattro insieme, Conchita disse loro di non lasciare Garabandal qualora le volessero portar via.

Quello che mi disse Conchita quando le tagliarono i codini: disse che la portarono da un parrucchiere dove c'erano due commesse e la padrona, e una delle commesse fece per tagliarle i capelli, ma non ci riusciva, o era nervosa: e, alla fine, la padrona li tagliò in un colpo solo; Conchita, invece di esserne dispiaciuta, sorrise e disse: «Ora sono più bella». Aveva adempiuto quello che avevo capito, che un giorno aveva promesso di offrire i suoi codini alla Madonna; questo è quanto io credo, poiché lei, con la visione a Garabandal, non faceva altro che offrirli alla Madonna.

Quando la madre di María Dolores seppe che al suo ritorno da Santander la madre di Conchita aveva detto che le veggenti erano malate e che era tutta una bugia, disse a sua figlia (all'insaputa di suo padre Ceferino) di non andare alla visione quando avesse avuto la chiamata; arrivò il momento e María Dolores andò al Viottolo, e l'Angelo rimase nella visione poco tempo e l'estasi finì, ed ella tornò a casa piangendo. Quando suo padre la vide, le disse: «Tua madre ti ha già detto qualcosa; cosa ti è successo, che torni piangendo?». María Dolores rispose che era stata con l'Angelo solo per poco tempo perché sua madre le aveva detto che le apparizioni non erano vere.

Riguardo a una pietra baciata dalla Madonna: María Dolores uscì da casa sua in estasi e passò il Viottolo diretta verso i Pini; uscendo dal Viottolo rimase in ginocchio, la circondammo e Padre Ramón Andréu era accanto a me; vedemmo come María Dolores raccoglieva delle pietre e le dava alla Madonna affinché le baciasse e diceva: «Questa pietra è per una sua amica o parente che si trova a Cadice»;  ne prese un'altra e fece lo stesso e la offrì per un’altra che pure si trovava fuori da Garabandal, poi ne prese un'altra e non disse niente, lasciandola per terra; io però la raccolsi e la misi nella tasca della mia camicia. María Dolores continuava a parlare con la Madonna e si capì che Ella le chiese l'ultima pietra che aveva baciato, chiedendole di mostrargliela. Loli, guardando verso l’alto e toccando per terra con la mano, non trovava la pietra; noi gliene mettemmo vicino due o tre, lei le toccò e le ignorò; ma Padre Andréu disse: «Brigadiere, prenda la pietra si è messo in tasca e la metta per terra». Loli toccò diverse pietre e tra queste quella che avevo messo lì; la prese e la mostrò alla Madonna e rimase tranquilla; la rimise per terra, da dove io la raccolsi di nuovo e la conservai. Alla fine dell'estasi le domandai se la pietra che avevo tenuto e quella che stava cercando avrebbe dovuto offrirle a qualcuno, al che mi rispose negativamente e così tenni la pietra.

Il giorno in cui un'autorità salì a Garabandal con Emilio Valle e le sue figlie.
Quel giorno, le figlie di Emiliano mi diedero diverse medaglie perché le dessi a María Dolores e le facesse baciare alla Madonna; così feci. María Dolores ebbe l'apparizione ai Pini. Ricordo un caso curioso: María Dolores, sdraiata per terra a faccia in su, parlava con l'Angelo e diceva: «Se tu non mi aiuti, io non posso alzarmi». In quel momento vidi come Loli allungava il braccio e si alzava lentamente fino a sedersi, proprio come se qualcuno le avesse dato la mano e l’avesse fatta alzare lentamente fino a quella posizione.

Salii a Garabandal nel pomeriggio, e quando vi arrivai, l'Indio Etaquio mi venne incontro e mi disse: «Brigadiere, se lei fosse salito prima, sarebbe stato presente e avrebbe sentito la voce della Madonna». Mentre passavo davanti alla casa di Jacinta, lei era sulla porta con María Dolores. Mi chiamarono con grande gioia e mi dissero che quella mattina il Dottor Angel Domínguez Borreguero, direttore del Manicomio Provinciale di Salamanca, aveva lasciato loro il microfono perché potessero registrare la voce della Madonna. Andai allora a chiedere informazioni al suddetto Dottor Domínguez, il quale mi disse che: «il nastro dove sono registrate le parole della Madonna: “No, Io non parlo” glielo farei vedere, ma siamo esposti al rischio che si cancelli per un piccolo guasto». Il compagno del Dottor Dominguez era Gerardo Pleya, professore all'Università di Salamanca; entrambi stavano trascorrendo le vacanze estive a Llanes (Asturie), ed essendo venuti a conoscenza delle apparizioni, si erano recati a Garabandal. Se volessero, possono testimoniare.

25 luglio 1961, festa di San Giacomo Apostolo. Quel giorno avevo una coppia di uomini nel Viottolo, e un'altra coppia davanti alla casa di Conchita. Le quattro veggenti stavano giocando in un prato steccato ed erano circa le sette e mezza di sera. Il cielo era completamente senza nuvole. Improvvisamente si formò una nuvola piuttosto nera sopra Peña Sagra, e allo stesso tempo si vide un fulmine molto grande dall'alto e dal basso. Le veggenti caddero in ginocchio spaventate. Il tuono era molto forte; le bambine guardavano in alto in estasi. Dovetti calmare le grida della madre di Mari Cruz, e tutti restammo in silenzio; ci fu uno che ha detto molto seriamente, senza dargli importanza, che aveva visto sulla luna una o due figure vestite come il Santo Padre.

Quando l’Ecc.mo Dottor Doroteo Fernández y Fernández pubblicò la prima nota del Vescovado che raccomandava ai sacerdoti di astenersi dal recarsi a Garabandal, questi vi salivano in abiti civili. Ricordo che, stando Conchita in estasi, la Madonna le disse: «Ci sono tre preti nel paese» e Conchita disse che ce n'era solo uno; poi si sentì Conchita dire «ce ne sono tre» e corri.... corri... Arrivò fino a due paesani che stavano guardando; alla fine si avvicinarono per saperne di più e i due uomini in borghese si identificarono per quello che erano, sacerdoti, solo che erano vestiti in abiti civili per via del divieto del Vescovo. Il fatto è che non sono più stati visti in paese. Un altro giorno si presentarono anche due Sottotenenti del Corpo dell'Aviazione; li riconobbi e non volli dire nulla, ma le veggenti seppero dalla Madonna che erano Cappellani.

Il 12 ottobre 1961 ricevetti la Croce da baciare, separatamente da tutte e quattro, come una congratulazione della Madonna per essere il giorno della mia Patrona e per essere andato a Garabandal quel pomeriggio.

17 ottobre 1961: sono salito con quattordici coppie ai miei ordini, per mantenere l'ordine alla vigilia del 18. Conchita si avvicinò a me in estasi, e diede da baciare la Croce soltanto a me, segno che per me significava una speranza che tutto sarebbe andato bene, nonostante l'enorme quantità di persone che avevano raggiunto il paese e nonostante la pioggia torrenziale che durò tutto il giorno. Non accadde la minima disgrazia. Stimai che a Garabandal c'erano tra dodici e quindici mila persone e tra ottocento e mille auto, senza alcun incidente, il che fu per me una grande sorpresa. Mi trovavo accanto alle veggenti, quando dal petto estrassero una lettera scritta che Don Valentin aprì e lesse. I presenti chiedevano che fosse letta più forte e potei sentire chiaramente che le quattro veggenti leggevano il contenuto tutte allo stesso tempo e senza commettere errori. Poi un volontario la lesse ad alta voce. Tutti quelli che erano saliti al paese quel giorno si aspettavano di vedere il sole in piena notte, come a Fatima. In realtà, fu letto un messaggio serio, che oggi è di notevole importanza. Questo è quanto io ho capito.

È necessario fare molti sacrifici, molta penitenza,
visitare spesso il Santissimo Sacramento, ma prima di tutto bisogna essere molto buoni.
Se non lo faremo vi sarà per noi un castigo.
Già la coppa si sta riempiendo e, se non cambiamo, il castigo sarà grandissimo.

SECONDA PARTE

Quello che accadde il giorno 18 marzo. Sulla strada per Cosío incontrai il mio amico Fidelín, che mi invitò a salire sulla sua macchina e ad accompagnare Padre Jesús Silva, fondatore della Ciudad de los Muchachos de Orense, che era accompagnato da un altro prete più giovane e da un ragazzo malato di cuore. Salirono tutti e tre a Garabandal e il primo contatto che ebbero fu con la veggente María Dolores, in estasi, verso le 23.45; quando la visione passò al giorno seguente, 19 marzo 1961, essa si diresse al bancone del bar in estasi, prese una matita dal cassetto, appoggiò l’immaginetta contro la parete della cucina e vi scrisse ciò che la Visione le diceva: «La Madonna si congratula con P. José». In seguito si scoprì, secondo quanto affermò il suddetto sacerdote, che egli non aveva detto a nessuno il suo nome, e che per lui era stata un'emozione che aveva ricevuto come una prova meravigliosa. Inoltre, in quel momento, il suo volto era pallido a causa della prova che aveva appena ricevuto.

Più tardi andammo a casa di Conchita. P. Silva le parlò di un'Ora Santa e Conchita domandò cosa fosse; fu allora che P. Silva glielo spiegò, e si concordò di fare un'Ora Santa in chiesa, ma non avevamo la chiave della chiesa né la chiave del tabernacolo per dare la Santa Comunione, e Don Valentín dormiva a casa della signora Primitiva. Andammo da lui con il signor Matutano, di Reinosa, un domestico ed io Brigadiere. Gli chiedemmo la chiave della chiesa e ci disse che non ce l'avrebbe data, nonostante Padre Silva avrebbe fatto l'Ora Santa. Matutano ed io tornammo a casa di Conchita e Maximina suggerì di passare in chiesa, in caso fosse aperta. Andammo con Conchita e María Dolores e una ventina di persone; ricordo che erano presenti i Marchesi di Santa María. Trovammo la porta della chiesa aperta, ma ci mancava la chiave della sacrestia per poter prendere la chiave del tabernacolo. P. Silva, però, trovò il tabernacolo aperto e la sacrestia chiusa, e l'Ora Santa poté tenersi per tutti i presenti e, inoltre, in croce e quasi tutti i presenti ricevettero la Santa Comunione.

Era meraviglioso; questo lo sanno bene i Marchesi di Santa María, Matutano e altri che non ricordo. P. Silva ci disse che tutto ciò che riguardava Garabandal era vero.

Cosa accadde al Sig. Damián con una Croce: Il signor Damián, di Barcellona, aveva dato una catenina con una medaglia e una piccola croce d’oro a Conchita, affinché la desse da baciare alla Madonna quando fosse entrata in estasi. Conchita ebbe la visione; tutti noi la seguimmo, e all’ingresso della chiesa vedemmo estasiati come diede da baciare alla Madonna tutti gli oggetti di Damián; poi gli mise la catenina al collo, e quindi tornammo a casa di Conchita. Il signor Damián si accorse di avere solo la medaglia e che gli mancava la croce d’oro. Quando Conchita fu uscita dall’estasi, trovandosi già in uno stato naturale, il signor Damián le disse che gli mancava la croce. Conchita rispose: «È vero, la Madonna mi ha detto che era caduta all’ingresso della Chiesa». Io e altre persone presenti abbiamo visto quanto ci è voluto per trovare una cosa così piccola, nonostante ci fosse stato detto che si trovava all’ingresso della chiesa. Tuttavia, Conchita si diresse immediatamente al posto in cui si trovava e la raccolse, il tutto non solo in mia presenza, ma davanti a tutte le persone che si trovavano lì.

I miei occhiali e il Segno della Croce: Il Brigadiere sottoscritto si trovava in piedi vicino alla cucina di Conchita con diversi curiosi, in attesa di vedere l’apparizione a Conchita; all’improvviso cadde in estasi e, tra tutti, si diresse dal Brigadiere e con la Croce fece come se stesse per farmi il triplice Segno della Croce; cominciò dicendo: «Per il segno...» in quel momento si fermò, avendomi toccato gli occhiali e me li chiese. In un primo momento non acconsentii, ma ella attese che io glieli dessi in mano. Poi, su richiesta dei presenti, glieli diedi, temendo che li rompesse; li prese, li chiuse e me li restituì. Mi fece il triplice Segno della Croce come io non l’avrei mai fatto; mi chiese di nuovo gli occhiali, me li mise pure in un modo in cui io non me li ero mai messi. Finché vivrò, penso che ogni volta che mi farò il Segno della Croce, me ne ricorderò. La Madonna le aveva detto di togliermi gli occhiali per potermi fare meglio il Segno della Croce.

Uno dei ricordi che più conserverò nella mia memoria finché avrò vita è un santo rosario baciato dalla Madonna, così come due quadri, anch'essi baciati, che sono in possesso di due persone. Uno dei giorni in cui andai a Cabezón de la Sal per ricevere le impressioni e gli ordini dal mio Capitano, andai poi a San Vicente de la Barquera per salutare il mio buon amico e compagno Expósito, e ci incontrammo in un bar, dove vidi attaccati alla parete diversi calendari con figure piuttosto immorali. In mezzo a quei calendari c'era un'immagine della Madonna di Fatima; vedendo che non c’entrava proprio niente, chiesi al proprietario del bar di darmi l'immagine; ma no, non me la diede. Me ne diede una di San Michele e poi io mi arrangiai per farmi avere anche quella di Fatima.

Un giorno a Garabandal, mentre María Dolores era in estasi, diedi un’immaginetta alla sua compagna Jacinta, che si trovava in uno stato normale, affinché la desse a María Dolores per farla baciare alla Madonna. La ragazza eseguì il mio incarico e quando María Dolores restituì l’immaginetta già baciata dalla Madonna, Jacinta le domandò: «Chi c’è sull’immaginetta?».
- «Non lo so» rispose María Dolores.
-  «Chiedilo alla Signora», suggerì Jacinta. Così fece María Dolores, e pochi secondi dopo rispose: «La Madonna dice che sulle immaginette ci sono la Madonna di Fatima e l’Angelo San Michele». Il lettore non può immaginare quanto fu emozionante per me quella scena. Oggi le immaginette sono in possesso della mia amica e benefattrice Julia de Costa, e della sua ciechina, figlia di un Caporale della Guardia Civile, che tutti i giorni pregano per l’umanità, che è così bisognosa della protezione di Dio.

Un altro caso molto curioso: una sera arrivò a Garabandal una coppia di sposi accompagnati da un buon amico, che aveva già presenziato ad un’apparizione e che aveva dato una medaglia affinché la Madonna la baciasse; tuttavia era tornato dubitando del fatto che la medaglia fosse stata baciata. Ricordo come andarono le cose: ci trovavamo al bar di Ceferino; il pittore, che era l’amico che accompagnava la coppia di sposi, diede due medaglie sue. Una era come quelle solite della Madonna e l’altra era di forma ovale, da una parte riportava la scritta “Alicia” e dall’altra una croce; consegnò anche un’altra medaglia e le diede tutte e tre a María Dolores. Questa, prendendole e vedendo che da una parte diceva “Alicia” e che dall’altra aveva una croce, rimase stranita perché vide che non si trattava della Madonna e non era molto d’accordo, ma acconsentì comunque a porgerla affinché fosse baciata. Quando era già entrata in estasi, mostrando la medaglia del pittore alla Madonna, Le disse: «Bisogna vedere come ti hanno conciato, tu che sei così bella!». Quando sentì con le sue stesse orecchie che la Madonna disse a Mari Loli che sì, che l’altra medaglia, quella che si credeva non fosse stata baciata, era stata baciata, il suo volto cambiò e rimase molto pallido e tutto emozionato. Per la moglie del pittore fu ancora più impressionante che, se fosse andata a coricarsi come avrebbe voluto, dato che era sera, si sarebbe persa la fortuna dell’apparizione che tutti abbiamo visto. Per lei significò una prova della quale avrebbe tenuto conto.

Ho visto Conchita sospesa in aria in posizione orizzontale. Una delle apparizioni che più mi hanno colpito fu quella che avvenne nella cucina di casa di Conchita, quando erano presenti anche un mio buon amico, il Dott. Ortiz, che può spiegare innumerevoli apparizioni; un sacerdote, Don José Ramón Vázquez; un seminarista di Reinosa e altre persone. Conchita entrò in estasi; porgeva alla Madonna delle medaglie, affinché le baciasse, dicendo: «Non ci arrivo». Si suppone che la Madonna insistesse di volerle baciare, e Conchita ripeteva: «Non ci arrivo. Non riesco». Era presente pure Jacinta, senza essere in estasi. Conchita diceva alla sua amica: «Salta tu, perché io non ci arrivo». Allora, si provò a prendere Conchita e a sollevarla con tutta la forza possibile, ma fu inutile. Non la si poté muovere e non ottenemmo nemmeno che staccasse i piedi da terra; avevamo la sensazione che pesasse diverse tonnellate. Tuttavia, Jacinta si avvicinò a lei e con le sue poche forze, senza l’aiuto di nessuno, riuscì a sollevare Conchita. Ciò mi lasciò stupefatto.
C’è però qualcosa di ancor più sorprendente che non dimenticherò mai: mi trovavo all’ingresso della cucina, e alla mia destra stavano il Dott. Ortiz, il sacerdote di Llanes (Asturie, Spagna) e altre persone. Conchita era caduta a terra in estasi, sdraiata in posizione supina; all’improvviso, vedemmo che aveva tutto il corpo in orizzontale completamente separato da terra. Volli verificarlo facendo passare la mia mano tra il corpo di Conchita e il pavimento, ma non potei perché fu questione di secondi. Faccio constatare che per me non c’è alcun dubbio. Credo che non lo dimenticherò mai finché avrò vita.

In un'altra estasi, Conchita aveva cinque fedi nuziali d'oro sul tavolo della cucina. Una credo che appartenesse al Signor Ortiz e un'altra a sua moglie; le altre non ricordo. Le prese, le fece baciare alla Madonna e le asciò sul tavolo; venne verso di me e, credendo che venisse per farmi baciare la Croce, come facevano sempre le altri veggenti quando ero a Garabandal, mi diede uno dei cinque anelli, dicendo: «Tenga, così la può portare a Barcellona». Quest’anello appartiene a una sorella di Paquita Olivella, di Barcellona, che, secondo quanto mi ha raccontato, l'ha visto brillare un giorno. In quell’occasione era presente il parroco che aveva sostituito il precedente, Don Valentín.

Quel giorno Conchita disse alla Madonna: «È venuto un sacerdote a prendere il posto di Don Valentín». Poi tolse gli occhiali anche al prete, per fargli il triplice Segno della Croce. Per essere stato il primo giorno che saliva a Garabandal, ha ricevuto delle buone prove; e secondo quanto mi è stato raccontato, quando tornò Don Valentín e l'altro tornò alla sua destinazione, credo che il Vescovo abbia detto: «Io l'avevo mandato per dissuaderlo - o qualcosa del genere - e risulta che lui è più convinto rispetto alle apparizioni che le stesse bambine».

Nella festa della Madonna, onomastico di Conchita, tutte fecero gli auguri alla Madonna e più tardi le si vedeva giocare in estasi a nascondino; una delle volte, ricordo, Jacinta apparve in camicia da notte o indossando una vestaglia. Si capì che la Madonna le disse che erano troppo corte. Vedevo Jacinta nella visione, che nello stesso tempo si tirava un po' su la camicia da notte perché la strascicava e la Madonna indicava più o meno come doveva essere. Oggi le minigonne sono uno scandalo.

Ciò a cui ho assistito una domenica: nel pomeriggio mi trovavo nei pressi della casa di Conchita, e sentii sua madre che diceva: «Figlia, com’è che indossi il cappotto nuovo? Se hai l'apparizione della Madonna, così come sono il tempo e le strade, lo sporcherai». Conchita si stava dirigendo verso la chiesa e all'altezza della casa di una signora sorda, accanto alla casa di Loli, entrò in estasi e cadde per terra appoggiando il palmo della mano destra nella quale teneva il crocifisso, mentre la si vedeva sorridere; si alzò in piedi, ma con gli occhi fissi sulla visione; si girò indietro e si diresse verso casa sua; io e altri la seguivamo; la vedemmo entrare in casa e dirigersi in bagno, dove trovò il catino senz’acqua. Scese in cucina; sotto il tavolo c'era una brocca d'acqua e verificò che fosse vuota; uscì in strada con essa; davanti a casa sua c'è una fontana con due cannelle. Io ero sempre dietro di lei, che scese i due gradini, riempì la brocca, tornò a casa, versò l'acqua nel catino, si lavò e lavò anche il crocifisso che si era sporcato; cambiò il cappotto nuovo con uno più usato, obbedendo a ciò che sua madre le aveva detto. Tornò in chiesa in estasi e lì disse una preghiera e rimase sorpresa accorgendosi di aver cambiato il cappotto, e sorrise.  

La volta dell’influenza: Jacinta rimase a letto per diversi giorni a causa dell'influenza, con la febbre alta. I suoi genitori l'avevano avvertita di non alzarsi dal letto fintanto che avesse avuto la febbre. Ma Jacinta, finché fosse rimasta a letto, non avrebbe visto la Madonna. Ricordo che quando venni a sapere che era a letto, andai a trovarla e, in un momento in cui io stavo parlando con i suoi genitori, ella scappò in strada, e cadde in estasi appena fu uscita dalla porta: si notava un sorriso sulle sue labbra e il suo aspetto sembrava angelico.

In quel periodo anche María Dolores contrasse l’influenza; andai a trovarla; mi disse che aveva molta paura delle guardie; le chiesi perché e mi raccontò che lei e Jacinta avevano rubato un martello, l’avevano venduto per una peseta, avevano comprato una tavoletta di cioccolato e l’avevano mangiata; da allora, ogni volta che la Guardia Civile passava per il paese pensavano che venisse per loro. Si dicevano: «Stanno venendo a prenderci». Erano entrate anche in un orto e avevano preso delle rape; sorprese dalla padrona, cercarono di nascondersi dietro un carro e la padrona disse loro: «Non nascondetevi, vi ho già trovate; quando verrà la Guardia Civile, vi porterà via». Ora però che le guardie le scortavano e le proteggevano, non avevano più paura. Ho chiesto loro se avessero confessato tutte quelle cose e risposero di sì, che era stato tanto tempo fa. 

Un giorno, María Dolores salì al primo piano, dove spesso aveva le apparizioni. Suo padre, Ceferino, le aveva detto di svitare la lampadina quando fossero scesi al bar o al piano di sotto, dal momento che l’interruttore non funzionava; Loli, in estasi, afferrò la lampadina e non la mollava. Noi che eravamo presenti, credevamo che si sarebbe potuta bruciare la mano stringendo la lampadina per così tanto tempo. Sua madre diceva: «Dio mio, si brucerà la mano». Cercammo di fare in modo che mollasse la lampadina, ma non ci riuscimmo, altrimenti si sarebbe rotta e le avremmo fatto più male. Allora chiamammo Mari Cruz, che non era in estasi; si avvicinò e con grande facilità, riuscì a toglierle la lampadina di mano e scendemmo al bar.

Un giorno vidi come Jacinta, vicino alla fontana che l’Indio aveva fatto in ossequio al paese, stando in estasi non faceva altro che chiedere alla Madonna che le lasciasse Gesù Bambino; si vide che la Madonna le diceva: «No, che lo farete cadere». Jacinta rispondeva alla visione: «No, non lo farò cadere» e pare che la Madonna acconsentì a lasciarle il Bambino, e se ne andò in estasi per le strade di Garabandal con i palmi delle mani rivolti verso l’alto, piuttosto vicine, come se il Bambino fosse molto piccolo. Ricordo che lo portava in giro con cura, come stando attenta a non farlo cadere, come aveva promesso alla Madonna. Alla fine dell’estasi, Jacinta disse: «Eccolo» e «Hai visto che non l’ho fatto cadere?», e la dimostrazione si vide quando Jacinta alzò le mani come nel gesto di consegnare il Bambino alla Madonna.

Un pomeriggio, salendo a Garabandal, Jacinta e María Dolores mi incontrarono e mi spiegarono che Padre Ramón di Llanes (Asturie) aveva regalato a Mari Loli una macchina fotografica, dicendole di fare una foto alla Madonna quando sarebbe stata in estasi. Jacinta e Mari Loli mi raccontarono di aver fatto tre foto alla Madonna e che la Madonna la guidava, e quando María Dolores vedeva bene la Madonna attraverso un buchino, faceva la prima foto; questo accadde tre volte, cioè tre foto. Il sacerdote di Llanes prese la macchina e le restituì le tre foto; lì non si vedeva la Madonna, il che significa che la Madonna non usciva nella foto. Sei mesi dopo, un giorno il padre di Mari Loli disse a sua figlia: «Loli, quando sarai con la Madonna, chiediLe di guidarti con una matita e un foglio di carta, così potrai disegnarla e sapremo come appare». Alla fine dell'estasi Ceferino chiese alla figlia cosa le avesse detto la Madonna, e Loli rispose: «Mi ha detto che me lo dirà a suo tempo». Un giorno Loli era in estasi e parlando con la visione la si sentì dire: «Tu sei in una delle foto che ti ho fatto»; e andò a prendere una scatola di cartone da scarpe, dove teneva diverse immaginette e fotografie; ne prese tre, tornò e le fece vedere alla Madonna, e una la mise da parte, e poi, quando ebbe finito, Le chiese: «Cosa c'era nella foto che hai messo da parte?»; «Dice che in questa foto c’è com’è e come è vestita». Questa cartolina, pare, alcuni la vedono e altri non vedono nulla.

Alle tre del mattino, la figlia dell'Indio la portò a casa sua e potei vedere che la Madonna appariva nella fotografia. Quel giorno ero di ritorno dal controllo di un mercatino a Tudanca e, arrivando a Cosío, incontrai la madre di Jacinta, che stava andando a Puentenansa e mi disse: «Brigadiere, non sa che la Madonna è ritratta in una delle foto che Loli Le fece un giorno?». Andai in fretta a Garabandal, senza arrivare a Puentenansa, e chiesi a Ceferino se era vero quello che mi aveva detto la madre di Jacinta. Mi porse una cartolina e mi disse: «Eccola»; io girai la foto alcune volte e... potei vedere con i miei occhi la silhouette della Madonna nella foto. Vidi che aveva gli occhi grandi, come quelli di Nostra Signora dell'Immacolata Concezione; il suo naso era piccolo e perfetto; le sue labbra erano molto piccole e carnose e aveva i capelli tirati indietro e molto lunghi. Questa foto è stata conservata da Ceferino; non ne ho più sentito parlare.

Pregai il Santo Rosario con le veggenti e con la Madonna, così come pure altre persone che avevano seguito Conchita; in uno dei misteri stava andando verso il Cimitero, passando per un sentiero pieno di acqua e fango, profondo una trentina di centimetri. Come recitavano bene il Rosario le veggenti, e con quanta devozione lo facevamo noi che le accompagnavamo! Ma la parte buona rimane qui; arrivando al Cimitero, Conchita fece passare attraverso le sbarre la mano con il Crocifisso e parve che lo facesse baciare ai morti, indicando alcuni più in alto di altri, come se fossero collocati in diversi cori di pellegrini a San Sebastián. Quando poi parve aver finito e dopo aver percorso una cinquantina di metri verso il paese, Conchita ritornò al Cimitero, introdusse la mano attraverso le grate come se all'inizio qualcuno non avesse voluto baciare il Crocifisso, o come se qualcun altro (defunto) fosse arrivato tardi a baciarlo.

Sulla sorpresa che ebbe l'Indio Etaquio. La storia andò così: L'Indio aveva la sua madre anziana a Garabandal e venne a trovarla per un po' dal Messico, dove rimanevano sua moglie e sua figlia a gestire i suoi affari. Quando sua figlia finì l’anno scolastico ed ebbe fatto gli esami, vennero entrambe a raggiungere il marito e il padre. La moglie dell'Indio, sapendo cosa stava succedendo nel paese del marito, ebbe l'idea di portare una medaglia che Etaquio aveva lasciato in Messico. Un giorno, sua moglie, senza dirle nulla, diede a Loli quattro catenine con le rispettive medaglie e le disse: «Quando sei con la Madonna, dalle queste medaglie e poi rimetti a ognuno la sua». Loli entrò in estasi al piano al di sopra del bar e io salii per vedere la scena; fece baciare le medaglie; ne prese una e la mise alla moglie dell'Indio, e quando ella vide che era davvero la sua, scoppiò in lacrime ed era molto commossa. Loli ne prese un'altra e la mise alla figlia dell'Indio; ne prese un'altra ancora e la diede alla moglie dell'Indio: questa medaglia era quella di suo figlio, che non era presente.
Gliene rimaneva un'altra, con la quale si preparava a scendere la scala di legno in estasi e, tra la tanta gente che c’era nel bar e tra tutti, l'Indio che stava bevendo qualche bicchiere, andò da lui e fece per mettergli al collo la medaglia; l'Indio non si tirò indietro e disse «Questa ragazza dev’essersi sbagliata, perché io non le ho dato nessuna medaglia». Ma la sorpresa fu grande quando l'Indio guardò la medaglia e disse: «Per Dio, questa medaglia è quella che avevo lasciato in Messico!». Il fatto è che sua moglie volle fare questa prova che, per noi che l’abbiamo visto, è una delle tante e tante meraviglie che hanno avuto luogo a Garabandal.

Vorrei anche far constatare che Loli scese più volte in estasi la suddetta scala con la testa e i piedi orizzontali, lentamente. Inoltre, un giorno in cui era in estasi, uscì per il paese facendo baciare la Croce ai malati e ai disabili; quando uno di questi usciva, io ero sulla porta e mi tolse gli occhiali per potermi fare bene il triplice Segno della Croce. Un altro giorno mi raccontarono che alla vigilia del matrimonio di una sua cugina con un altro uomo del paese, che viveva a Cadice, andò a passare la Croce su tutti i vestiti dei futuri sposi. Io sarei dovuto andare a questo matrimonio, ma per mancanza di tempo non potei assistervi; il giorno dopo, però, andai a congratularmi con loro; dovetti attraversare un torrente d'acqua fino alla vita in compagnia di un altro ragazzo di Cosío, naturalmente afferrandomi a un grosso bastone.

Un altro Indio, nipote di un certo Joseíto di Cosío, aveva dato diverse medaglie da baciare tramite Loli, e ricordo che tra le tante, ne prese una e davanti a tutti Loli disse in estasi: «Questa medaglia è baciata da Papa Pio X» (o Pio XI, non ricordo bene). Il fatto è che l'Indio confermò che quello che diceva Loli era vero.

Un pomeriggio, il Padre Belga arrivò a Garabandal, e, trovandosi in casa di Conchita, raccontò che una certa volta si era sbagliato nel confermare certe apparizioni e che aveva chiesto alla Madonna di aiutarlo a capire e a conoscere la verità di altre, e che per questo motivo quel giorno l’aveva portato a Garabandal; disse che se avesse visto che era di ordine soprannaturale, sarebbe andato a Garabandal e altri sarebbero venuti con lui. Il fatto è che Conchita entrò in estasi e andò dal belga; credo che gli sbottonò il colletto della camicia, tirò fuori una medaglia e la diede alla Madonna affinché la baciasse. Da quel momento, il belga scomparve; due o tre giorni dopo apparve di nuovo a San Sebastián de Garabandal.

La prima volta che Mercedes Salisachs salì a Garabanal.
Non ricordo il giorno esatto, ma ricordo cosa successe. Arrivai a Garabandal nel pomeriggio e andai al bar di Ceferino, che mi venne incontro dicendo: «Ecco il Brigadiere che ha assistito a tante apparizioni», e mi presentò a Mercedes, dicendo «Questa signora è di Barcellona e vuole che gli si spieghi qualcosa sulle apparizioni». Trattandosi della tale signora, la salutai rispettosamente ed ella mi chiese se io ero a conoscenza di tutto ciò che riguardava le apparizioni; risposi affermativamente. Lo registrò su un nastro e fece lo stesso con un mandriano del paese, che le disse: «Non so cosa mi è successo da quando ho assistito a un'apparizione; bestemmiavo molto e ora non lo faccio più». Registrò anche un'altra domanda fatta a un sacerdote; disse: «Lei Padre... ci crede» e questo sacerdote - lo sappiamo solo io e Mercedes – rispose che ci credeva. Poi accompagnai Mercedes a casa di Conchita e dopo alcune domande di Mercedes a Conchita, quest'ultima, senza che passasse molto tempo, entrò in estasi. Mi interessava che Mercedes, che era venuta da Barcellona, desiderosa di assistere ad un'apparizione, la trovasse facilmente; l'aiutai a seguirla per la strada, e dopo aver fatto il giro del paese in estasi, tornando a casa di Conchita e vicino a un palo della luce, Conchita si fermò con gli occhi rivolti al cielo e alla visione, e la sentii dire - anche Mercedes lo sentì -: «Ah, il figlio di Mercedes è in cielo». Mercedes sarebbe caduta a terra come un albero che cade quando gli viene dato l'ultimo taglio, se non fosse stato per il nostro intervento. Questa scena è rimasta incisa nella mia anima, e sarà indelebile, come tante altre che ho vissuto stando insieme alle veggenti. Penso che Mercedes e tutti coloro che erano lì in quei momenti, potranno dire lo stesso.

Ero anche presente quando Conchita ricevette una lettera da Padre Pio, da Roma (r.i.p.), gli chiedo di benedirmi dal Cielo, di governarmi, e che mi faccia più buono; io lo prego molto. Prima di entrare in estasi, le fu detto che la suddetta lettera doveva essere mostrata alla Madonna, per chiederle se effettivamente fosse di Padre Pio; poi Conchita disse di sì, che era di Padre Pio. 

Un altro giorno il mio amico e collega Brigadiere Crecencio (della Guardia Civile di Santander), nipote di Don Valentín, mi diede una medaglia affinché quando fossi salito a Garabandal la consegnassi a una delle veggenti; non ricordo a chi la diedi, credo che fosse a Loli; una volta che fu baciata dalla Madonna, andai a Santander e la diedi al suo proprietario. Dopo un po' di tempo, un nipote di Don Valentín e cugino del Brigadiere da parte di sua moglie, dovette essere ricoverato all’Ospedale di Valdecilla, con il ventre gonfio; secondo quanto mi raccontarono, solo un miracolo avrebbe potuto salvarlo. Misero la suddetta medaglia al malato ed egli cominciò a urinare come un veleno. Era stato salvato miracolosamente.

Come dati importanti. Faccio constatare che durante l’anno 1961 ho visto a Garabandal solo tre giorni i medici nominati dalla Commissione del Vescovado. Uno fu quando il signor Rocha del Salto de Nansa mi disse che quel giorno le veggenti non sarebbero salite alla staccionata, perché le avrebbe ipnotizzate e le avrebbe fermate all’altezza del Viottolo, cosa che si rivelò un grande fallimento per il Dott. Morales.

Un altro fu il 18 ottobre 1961, quando fu dato il primo messaggio, e furono protetti con la forza, affinché non fossero molestati, apparentemente a causa del loro comportamento, per l’insuccesso delle loro azioni.

E il terzo, credo che fu di notte a Garabandal, quando tutto il quartiere dormiva, e cercarono di portarsi via le veggenti a Santander, senza il permesso dei genitori e della gente del paese.

Ho in mio possesso una strofa scritta da Conchita di suo pugno, che fu cantata dal popolo e dalle quattro veggenti il 25 marzo 1962, festa dell' "Annunciazione dell'Arcangelo e dell'Incarnazione del Figlio di Dio".

Oggi, festa della Vergine,
giorno dell'Incarnazione,
ci congratuliamo con Te,
di tutto cuore.

Madonnina, Madonnina,
quanto piacere ci hai dato
con la tua risata così bella
e i tuoi occhi così attenti.

Uomini, donne e bambine,
sapete già il nostro messaggio,
la Madonna vuole che si compia,
per il bene delle famiglie.

Arrivano le tue piccole figlie,
che Ti accompagnano,
affinché Tu prepari loro un posto,
per stare vicino a Te.

Cristiani, seguiamo la Madonna,
con umiltà e fervore,
in modo che Ella tenga un posto per noi
nella dimora celeste.

Faccio inoltre constatare che ho visto come posizionavano dei potenti riflettori davanti agli occhi delle veggenti, senza che esse soffrissero il minimo danno. Sono state punte (l'ho visto), e quando se ne sono accorte è stato perché la Madonna glielo diceva; sono state fatte loro domande inopportune, di cattivo gusto. Mentre mi trovavo insieme a Mari Cruz, l'ho sentita dire tutta arrabbiata, rivolgendosi alla Madonna: «Oggi è venuto qui un prete che non fa altro che fare domande, che interrogatorio!».

Due sacerdoti della zona di Bilbao derisero Conchita mentre dava il Crocifisso da baciare ai pellegrini; a loro non lo diede; pentiti, andarono a casa di Jacinta per chiederle di recitare un Rosario con loro in riparazione; poi, stando Mari Cruz in estasi, diede loro il Crocifisso da baciare; questi sacerdoti rimasero tranquilli e la ringraziarono.

Sin dalle prime apparizioni, ho vissuto a Garabandal tutti gli eventi che da esse derivavano, dalle apparizioni delle quattro veggenti: Conchita, Mari Cruz, Jacinta e Mari Loli. Oggi, sette e più anni dopo, continuo a ricordarlo giorno dopo giorno. Questo incarico di Capo della Stazione della Guardia Civile mi ha dato l'opportunità di lavare un po' la mia anima, che ne aveva tanto bisogno.

C'erano così tante meraviglie e così tanta religiosità nelle apparizioni, le ricordo piuttosto bene, e per via di tutto questo ho frequentato corsi di cristianesimo e sono membro dell'Adorazione Notturna, perché ogni giorno penso di aver fatto poco. Non credo che il diavolo mi toglierà la pace che ho oggi e che prima mi mancava; vivo molto più serenamente, perché tengo presenti i due messaggi che la Madonna ha dato al mondo. Tutti noi dobbiamo riflettere su ciò che dicono.

Per tutte queste ragioni, vorrei dire a tutti i cristiani di buona volontà che la cosa più importante è tener presente e osservare il messaggio del 18 giugno 1965.   

Il diavolo è scatenato, ma ci troviamo nell'epoca di Maria. Il Suo Cuore Immacolato trionferà e noi con Lei, se rimaniamo nel Suo Cuore.

Barcellona, 7 marzo 1969.   

Firma di colui che fu Capo Brigadiere della Sezione della Guardia Civile di Garabandal. 
Juan Álvarez Seco.


 

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