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Aniceta González González:

18 giugno 1961
A Conchita avevo detto: “Devi venire a casa sempre di giorno, mai di notte”. Quel giorno stavo preparando la cena, era il mese di giugno. Saranno state circa le nove, era ancora giorno: ma, anche se era giorno, a me sembrava un po’ tardi. Quando arrivò stavo pensando: se oggi vieni un po’ tardi, domani mi verrai più tardi, devi venire qui all’ora giusta.
In quel momento entrò Conchita con agli occhi tracce di pianto. Si avvicinò qui, alla porta, a sinistra non appena si entra:
-    Mamma, oggi ho visto l’Angelo.
-    L’Angelo? Oltre ad arrivare tardi, adesso mi vieni a dire queste stupidaggini? A me non parlare di questo, eh!
Pensai che mi stava ingannando, affinché non la rimproverassi. Ella rimase appoggiata alla parete. Io non le dissi nulla, ma dentro sentii un brivido, sentii una cosa strana. Mi dissi: “Che cosa sarà mai questo?” Ma non le domandai nulla. L’apparizione avvenne una domenica.
Lunedì stavamo aiutando una signora. Qui sempre, quando c’è una signora che non può o che ha dato alla luce un figlio e che è un po’ malata, abbiamo l’abitudine di andare ad aiutarla tutte. Stavamo proprio sarchiando in quella terra lì davanti un campo di mais, di pannocchie, che era di quella ragazza, sorella di Maria. Eravamo lì circa 14 o 15 signore e ragazze, tutte assieme.
E dicevano:
- Di fatto, qualcosa è successo, avevano una faccia che faceva pena vederle, da quanto pallide rimasero.
E io tacevo; ciò che io volevo è che non si sapesse nulla, nulla. Avevo una cosa dentro, ma non volevo che nessuno sapesse quella cosa. Venendo dall’apparizione incrociarono la maestra e andarono in chiesa a pregare una stazione e poi andarono al ballo dove si trovavano le altre. Io non lo vidi, ma lo raccontò Conchita. Conchita venne a casa con la paura che la rimproverassi.
Allora io dissi a quelle signore:
- Non sarete voi così bambine come loro. Sapete già che le bambine, a volte, corrono in giro e dicono: “Ah, abbiamo visto un “tiu”! Questo è quello che è successo, e non è altro. Voi credete questo, e questo non deve essere creduto”.
Chiamiamo “tiu” una cosa che fa paura.
Io avevo una cosa qui dentro che non sapevo ciò che mi succedeva: ma non volevo che lo sapessero. Ci misi ancora dei giorni per andare a vederla; mi vergognavo.
Dove si trova adesso la casa di Serafín, in quella casa, io avevo un maiale, che chiamiamo il porco, e gli andavo a dare da mangiare là. Le apparizioni erano lì presso il melo della casa del sivigliano. Quando vi andammo, Conchita era con me, non si separava mai da me, andando a dargli da mangiare (al maiale), dice:
- Mamma, guarda la gente che c’è lì sopra!
Mi vergognavo che mi vedessero. Lì c’era gente dei dintorni, dei paesi.
- Taci.
Dicevo io. E in quel momento Conchita andò là dove erano le altre. Diceva:
- Mamma vieni, vieni, che c’è molta gente.
Io non volevo che nessuno mi vedesse e mi mettevo da parte affinché nessuno mi vedesse. Ma non fu possibile, mi videro e me ne andai a casa. Ma poi c’era qui già tanta gente che mi aveva visto che ormai andai là e la vidi completamente in estasi, e io dissi:
- Questo è vero.
Una persona incosciente, come lo ero io, non sapeva che cos’era; non sapevamo né che cosa era un’estasi, né che esse esistevano. Beh, qui c’è qualcosa. Mi ricordai di Lourdes e di Fatima. Perché ciò che è accaduto in un altro luogo non può succedere qui? Quel giorno c’erano lì le quattro bambine.

Io avevo l’abitudine, nel mese di maggio, di andare in chiesa a fare una visita di pomeriggio. C’era la Messa, perché allora c’erano sacerdoti tutti i giorni. Nel mese di giugno ero più occupata con l’erba, con la terra da sarchiare e non potevo più andare in chiesa.
Era il Sacro Cuore di Gesù e Lo pregavo in casa. Mentre stavo facendo la cena, ero così in ginocchio con quel libro che si passava di casa in casa un giorno al mese.
Quel giorno, nel libro, c’era un’immagine del Bambin Gesù. Conchita era appoggiata a me e, girando io la pagina, dice:
- Ah mamma! Il Bambin Gesù che vediamo è uguale a quell’immaginetta che tu hai lì.
Io, senza darle importanza, le dissi semplicemente:
- Beh questo è una miniatura, è piccolissimo!
- Ah sì, è un po’ più grande, ma è di questo colore.
Il bambino sull’immaginetta era un angioletto molto bello. Quel libro lo ritrovai io il giorno dopo, ma l’immagine non era più lì.

Io vidi le estasi di Conchita a cui potei andare, tutte, meno una o due, di tantissime che vedemmo. Per nulla al mondo sarei rimasta a casa. Siccome io pensavo che era la Vergine, io dicevo:
- Ella pure ha seguito la Passione, io pure seguo da qui mia figlia dove la Vergine la porta, perché no? Questo non mi costa assolutamente.
Conchita aveva piuttosto le chiamate in casa e aveva le estasi in casa e poi andavamo ai Pini, al cimitero, per le strade del paese, alla chiesa. Frequentemente usciva verso le 2, 3, 4 e 5 di mattina. Dopo aver ricevuto il messaggio, Conchita non aveva più di quattro apparizioni alla settimana, da una a quattro alla settimana.
In estasi, la sua faccia diventava bellissima. Andava senza alcuna stanchezza, senza alcun esaurimento, e usciva dall’estasi con gioia. Quando avvenivano quelle corse così grandi, i ragazzi e i miei, che erano forti, venivano a casa grondando acqua come se si fossero messi in una piscina, ma di sudore, ed ella era fresca, normale, aveva il battito normale.
Le altre tre bambine pure entrarono nella mia casa in estasi. In un’occasione le separarono, per vedere se si incontravano. Qui c’era la mia, le altre erano nelle loro case, che erano separate, e uscirono correndo e si incontrarono assieme nello stesso momento. Questo l’ho visto io.
Conchita diceva alla Vergine:
- Mia madre è molto brutta, è molto nera, ha i capelli bianchi…
E lì c’erano alcuni sacerdoti e dicevano:
- No, i capelli bianchi no.
Ma un po’ di capelli bianchi sì che li avevo.
Ella diceva:
- È  da un minutino che sei qui… già un’ora?...
Diceva alla Vergine.
E allora le signore guardarono un sacerdote che disse:
- Esatto, un’ora.
Parlavano piano, ma tutti dissero in contemporanea:
- Un’ora?
Vidi mia figlia cadere in estasi molte volte, addirittura dal focolare in cucina. Se aveva l’estasi quando era seduta sul focolare, si tirava in basso le ginocchia e non le succedeva niente. Faceva un suono come se cadesse un osso sopra una pietra e si sentiva perfettamente e, all’uscire dall’estasi, era normale, senza alcun dolore né danno alle ginocchia. Io vidi Conchita dare medaglie e oggetti baciati e tutto questo senza guardare a chi le dava, così in molti casi, moltissimi. Una volta passavamo presso le case dei Marinas, e risulta che, venendo da lì, una signora mise una fede nella tasca di Conchita. Mentre stava andando, un po’ più avanti, dice:
- Ah, ho una fede? No…, non ce l’ho…
A quanto pare la Vergine le diceva di sì. Conchita mise la mano in tasca e tirò fuori la fede; la diede da baciare, si girò indietro e la diede ad un signore che mi sembra che fosse di Bilbao, che era un maestro. Casi del genere ce ne furono moltissimi. Un’altra volta, arrivò lì un giovane con una signorina, dei fidanzati. Questo ragazzo era vestito in modo tale che mi sembrava un bandito. Io credevo fossero, appunto, due giovani fidanzati. Pioveva moltissimo, qui era pieno di gente. Conchita, in estasi, entrò in casa. Lì c’era mia sorella, tra moltissima gente. E quel signore disse a mia sorella:
- Dia questa Croce alla bambina.
E mia sorella disse:
- Perché gliela dovrei dare se non prendono nulla? In estasi non prende nulla.
- Beh, la dia a sua madre, affinché sua madre gliela dia.
Venne mia sorella e mi disse:
- Prendi, dice quel signore che dia questo a Conchita.
- Perché gliela dovrei dare se non la prende?
Allora mi venne un’idea. Era una croce appesa ad un cordone; mi venne l’idea di appenderla a Conchita tra le dita, visto che Conchita aveva le mani giunte. Conchita insisteva con la visione:
- Non porto nulla. Non porto nulla…
Questo si sentiva chiaramente, anche se lo diceva a bassa voce; io ero molto vicina a lei.
- Beh prendilo, se porto qualcosa.
Nel dire questo, Conchita fece un passo in avanti, mosse le mani verso il basso e, nel muovere le mani verso il basso, la croce cadde, e nel fare il passo, pestava la croce.
- Ah, la pesto?
Si abbassò e prese la croce, in estasi, la diede da baciare all’apparizione, si girò verso quel signore, gli fece il segno della croce con la croce e gliela diede da baciare. E diede di nuovo la croce da baciare alla visione e disse:
- Con un abito così bello com’è quello dei domenicani, che pena che venga così!
Allora tornò dal signore, gli tolse gli occhiali e glieli mise nelle mani. Il signore aveva paura e io gli dissi:
- Non abbia paura che glieli rompa.
Gli fece il segno della croce, gli diede da baciare la croce e poi gliela mise al collo, e, nel mettergliela al collo, al posto di mettere l’immagine verso fuori la mise verso dentro.
- Ah, l’ho messa al rovescio?
Gli tolse un’altra volta il cordone, la girò e gliela mise di nuovo. Poi gli aprì la mano, gli prese gli occhiali e glieli mise. E tornò a dire:
- Che pena che venga così, in questo modo!
Era un Padre che veniva fingendo, vestito in borghese, con una signorina che era sua sorella, e venivano come due fidanzati, ma erano fratello e sorella, avevano il negozio proprio lì a fianco. Di questi casi potrei raccontarne moltissimi, moltissimi.
Un giorno, nella mia cucina, ci fu una levitazione, ma io non la vidi. Stavano qui, parlando di questo, il sergente di brigata Juan Seco, Don José Ramón, il dottor Ortiz e molti che erano lì, pure alcuni sacerdoti. La Signora Mercedes Salisachs intervenne in quel momento:
- Io sentii che ci fu una levitazione; non arrivai a vederla perché c’era una tale quantità di gente; ma tutti dicevano:
- Si sta elevando, si sta alzando da terra!
Ma io non lo vidi. Chi vidi fu Loli, vidi Loli in levitazione. Questo era molto usuale.
Conchita, la prima notte delle grida, non c’era, perché era malata in casa; ebbe l’estasi, ma non uscì. Addirittura scrisse una lettera che non so per chi fosse. Senza guardare e nell’aria, scrisse la lettera perfettamente. C’era moltissima gente che lo vide; il foglio nell’aria, senza appoggiarlo in nessun posto.
Non vidi neppure il miracolo dell’Ostia. Ella mi disse una sera:
- Mamma, se vuoi, ti dico il miracolo, il piccolo miracolo.
Lo aveva annunciato ad altre persone nel paese, ma non a me. Io di quelle cose non volli mai sapere nulla prima degli altri, perché mi sembrava una cosa così grande. Io volevo aspettare come tutti; non le domandai nulla, mai nulla; ma ella diceva:
- Te lo posso dire.
Proprio qui c’era mia sorella, e disse:
- Di’ di sì, dillo.
- Di’ di no, non lo dire, a me non dire nulla, lo vedrò.
E allora mi disse:
- Mamma, mi ha detto la Vergine che te lo dica.
- Ah! Se te lo ha detto la Vergine, allora fa’ ciò che vuoi; ma a me non interessa perché io voglio essere una come tutti gli altri, come se io non fossi nulla, quando lo vedranno gli altri lo vedrò anch’io.
E allora andò ed ella disse:
- Beh, mi sarà vista l’Ostia il giorno in cui farò la Comunione.
- Ohi! E questo mi dici che è un piccolo miracolo? Questo è il maggior miracolo che ci può essere nel mondo, il maggiore che c’è: l’Eucaristia.
- Ma allora, tu, dopo che avverrà questo miracolo, crederai?
- Sì, sì, totalmente. Il Santo Padre mi può dire: non è vero, che questo fu un fenomeno o qualcosa del genere. Io rimarrò con ciò che disse il Santo Padre, ma dentro di me io rimango con il fatto che tu ricevesti la Comunione dalle mani di un Angelo.
Così le risposi, ma io non lo vidi. Tre figli erano fuori di casa, uno era in casa con le mucche. Io pensai dentro di me, e dissi: se vengono i quattro figli e si riuniscono, io vado in chiesa e, mentre avviene il miracolo, io sto lì a pregare. Che lo veda un altro.
Volevo fare un sacrificio. Serafín, il maggiore, non venne perché da poco se n’era andato a fare un lavoro. Non mi preoccupai di correre a vederlo. Non lo vidi, ma sentii le grida da casa; c’era molta gente. Sentii le grida, delle grida, e dissi:
- Ah, ormai me l’hanno ammazzata!
Pensai così, che me l’ammazzavano e che picchiavamo i miei figli; c’era la Guardia Civile e tutta la gente. Io la pensai morta. E dissi:
- Ma che cosa succede? Che cosa succede?
- Che l’ho visto, che l’ho visto!
Venne una signora e mi prese da un braccio, mi trascinava:
- Che l’ho visto, che l’ho visto!
- Ma che cosa hai visto?
- Ho visto l’Ostia!
- Ah, bene, se hai visto l’Ostia, allora, grazie a Dio!
Ormai rimasi completamente tranquilla. Allora rimasi con una felicità così grande che per me era già finito tutto.

Aniceta ha un ricordo speciale di Pepe Díéz perché fu colui che si prese cura di Conchita durante il giorno del Miracolo.
Il fatto è che a quel Pepe, siccome mancava uno dei ragazzi e rimaneva l’altro, quello più giovane, qui con le mucche, gli dissi io che per favore proteggesse un po’ Conchita. Egli vide molto, molto di ciò che avvenne. E andava con mia figlia, perché la proteggeva, con la gente che c’era, e quando avvenne la Comunione visibile anche lui era lì. Io lo chiesi a lui, ed egli me lo raccontò. C’era pure Benjamín, che io allora non conoscevo. Un giorno mi disse uno dei ragazzi, Aniceto, quello che è morto:
- Madre, c’è un signore qui che vuole prendere Conchita. Io non gliel’ho permesso, gli ho detto che lo chiedesse a te.
Ella andava in estasi verso l’alto, verso la calleja, ed egli mi disse chi era Benjamín. E allora io dissi a Benjamín:
- Senta, può prenderla adesso; Conchita è lì in ginocchio sulla calleja, può prenderla.
Non so perché permisi che la prendesse, perché io non volevo che andassero da lei. Ma Benjamín era un signore che mi sembrava buono e con una faccia seria. Si mise a prenderla e non la alzò. E io dissi, dopo che terminò l’estasi, e venne qui in cucina:
- Senta signore, può prenderla di nuovo?
- No, no; da parte mia ne ho già avuto abbastanza.
Una notte, c’erano alcuni che avevano un aspetto cattivo e Serafín disse a don Valentín:
- Metterò Conchita in casa, questa notte non ce la faccio con la gente.
- Allora mettila, mettila in casa.
Arrivò Conchita in estasi; va Serafín, le apre la porta, perché aveva la chiave, e la prende qui. Dice che nella sua vita non ha mai preso un peso così grande, e Conchita aveva 12 anni. La sollevò; ma dice che un peso come quello nella sua vita non l’ha mai visto, ma non la sollevò nient’altro che proprio lì.
Conchita in estasi diceva:
- Ah, mi vogliono chiudere!... ma tu vedi già che vado con Te.
Serafín sentendo questo disse:
- Va’, vattene, benedetta da Dio!
La bambina si sentiva completamente sicura stando con la Vergine. Questo lo sentii pure io perché aprendo la porta entrai.

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