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In occasione della morte di David Toribio, testimone di Garabandal

Il 15 aprile di quest’anno 2020, all’età di 85 anni, è morto David Toribio, uno dei testimoni più importanti ancora in vita delle apparizioni della Vergine Maria a Garabandal. Con quanta pazienza ripeté i fatti cui aveva assistito ad ognuno delle centinaia o probabilmente migliaia di pellegrini che, nel corso degli anni, gli chiedevano di raccontare. Con che forza dichiarava: «Sono ogni giorno più sicuro che tutto fu vero, ogni giorno sempre di più»! Tuttavia, David non parlò sempre con la stessa certezza riguardo la soprannaturalità delle apparizioni di Garabandal. Per comprendere ciò, dobbiamo tornare indietro all’epoca delle apparizioni.

David aveva 26 anni quando, il 18 giugno 1961, l’Arcangelo San Michele cominciò ad apparire alle quattro bambine, Conchita, Jacinta, Mari Loli y Mari Cruz, preparandole per la visita della Madonna. Il giorno seguente si trovava seduto con alcuni giovani all’ingresso del paese, quando passò Conchita. Uno dei ragazzi domandò alla più grande delle veggenti, con fare beffardo: «Allora? Com’era l’angelo? Aveva un bastone? Una bisaccia? Com’era?». Conchita si allontanò piena di vergogna per le canzonature dei ragazzi che continuarono a farsi beffe delle bambine, ma solo finché videro la prima estasi. In quel momento il loro scetticismo iniziale si troncò sul colpo. David confessava: «Rimanemmo... perché le bambine non erano più loro stesse. Tutto era cambiato in loro: il loro sorriso, il loro modo di parlare... non le si riconosceva. Fu una sensazione “super forte”». David non poteva evitare di commuoversi ricordando il rapporto delle bambine con la Madonna: «Era un rapporto molto intimo, come di un grandissimo amore. Diventavano contentissime. “Ah, vai già via? Se sei stata solo niente più che un minutino”. Loro volevano rimanere con Lei. Era una relazione incredibile».

In quella prima estate del 1961, quasi tutte le estasi avevano luogo nella cosiddetta Calleja (N.d.T.: stradina), un sentiero di pietre, alla periferia del paese, che sale fino ai Pini. Dopo alcuni giorni, essendosi sparsa la voce, un numero sempre più grande di forestieri si riuniva attorno alle bambine in estasi. I giovani dovettero darsi da fare per proteggerle dalla folla. Con dei pali ben conficcati nel terreno e delle assi, i giovani prepararono uno spazio che denominarono “Cuadro”, al cui interno potevano stare solo le bambine e, insieme a loro, i medici e i sacerdoti autorizzati dalle famiglie. Era già sufficiente perché, come ricordava David: «Quando erano in ginocchio, in estasi, le conficcavano delle cose nelle gambe, le bruciacchiavano. Facevano loro qualsiasi atrocità!». Quando le bambine iniziarono a uscire dal Cuadro, percorrendo in “marce estatiche” le strade del paese, i giovani cercavano di seguirle per proteggerle. Anche il giorno dell’annuncio del primo messaggio della Madonna, il 18 ottobre 1961, si trovavano presenti per organizzare una catena umana che le circondasse per impedire che venissero schiacciate.

Da questa posizione privilegiata, David vide cose incredibili che lo segnarono profondamente. Ma «poi - come egli stesso spiegava - venivano i commenti della gente colta, e ti trovavi come tra l’incudine e il martello». Si recava alla Fiera del Bestiame di Torrelavega, dove gli allevatori degli altri paesi si facevano beffe di lui e lo schernivano appena venivano a sapere che era del paese delle apparizioni, ed egli rimaneva confuso. O leggeva sui giornali che «Quello che avviene a Garabandal è solo un gioco da bambine» o un problema di “quattro bambine isteriche”, e si diceva: «Com’è possibile che i giornali dicano queste cose? Com’è possibile che parli così la gente che dice di sapere, che dice di intendersene? Finché un giorno qualcuno disse, non so se fu Ángel, di Victoria: “Che cosa sarà più importante, quello che vediamo con i nostri stessi occhi o quello che dice e scrive la gente?”. Noi rispondemmo: “No, niente affatto! È molto più importante quello che vediamo!”. “Ah, beh, allora essi dicono una cosa e noi ne vediamo un’altra”. Fu un periodo difficile. Un periodo strano».

I poveri abitanti di San Sebastián di Garabandal soffrirono molto in quell’epoca. Poi però tornarono a vedere la sorprendente successione di segni straordinari e inspiegabili per la scienza che si sommavano nelle estasi, e nei loro cuori rinasceva la speranza. Come quella volta che tanto impressionò David: «Un giorno in cui (le bambine) salirono ai Pini, tutto il paese salì insieme a loro. Mentre tutte e quattro guardavano il Pino dove ora è posta una statua della Madonna, ad un certo punto, iniziarono a indietreggiare, indietreggiare, indietreggiare, camminando all’indietro, e scesero di spalle fino al paese. Il fatto è che sul loro cammino si trovava una roccia, alta circa tre metri. Ed esse scesero all’indietro. È totalmente impossibile. (...) Come scesero le bambine? Questo nessuno lo vide. Qualcuno le fece scendere. Altrimenti sarebbe impossibile». David era convinto che questo “qualcuno” che fece scendere le bambine dal ripido pendio, senza che si facessero male, fu la Madonna. Per questo ripeteva l’esclamazione detta dalla scrittrice Mercedes Salisachs: «Se queste bambine non vedono la Madonna, se non è la Madonna a condurle, devono avere degli occhi nei piedi, perché non inciampano e non cadono mai nelle pozzanghere di fango».

Dopo un paio d’anni come testimone di come il Cielo si facesse presente nel suo paese ogni sera, David se ne andò a lavorare all’estero. Quando fece ritorno in Spagna, con il passare degli anni, era tutto finito. Per un po’ di tempo si mantenne lontano dal flusso dei pellegrini, finché una mattina, circa trent’anni fa, «successe che cadde un fulmine ai Pini». Quel giorno, David cambiò radicalmente il suo atteggiamento.

Che cosa accadde? «Una notte ci fu una tempesta molto forte. Mi svegliò un tuono potentissimo. La casa tremava. Io pensai: “È caduto un fulmine in paese”». Fatto sta che, uscendo di casa, verificò che il fulmine non era caduto nel paese. David ebbe una specie di presentimento: «È caduto ai Pini». Effettivamente, il fulmine era caduto su uno dei Pini, precisamente il secondo Pino salendo dalla Calleja: «Andai ai Pini e, prima ancora di arrivare, vidi l’accaduto. Credevo di impazzire. Fu un miracolo impressionante». In quel momento, su quell’albero si trovava una piccola immagine della Madonna del Carmelo, collocata su una placchetta di ferro. Era stata collocata da un gruppo di Valencia nel 1961 e lì era rimasta, nonostante più tardi fosse stata collocata un’altra statua della Madonna in un’urna nel Pino centrale, alla quale la gente si avvicinava per pregare. David spiegava: «Quando (un fulmine) cade su un albero, è come un filo conduttore: deve scendere fino alla base dell’albero, fino ad essere assorbito dalla terra o dall’acqua. (Il fulmine) colpì un ramo di quelli molto lunghi e passò al tronco che era grosso così. Scese giù per il tronco e, una volta arrivato all’immagine, scomparve. Fece un arco e (saltò) al primo pino di lato. Io rimasi scioccato. Se avesse continuato, se non avesse fatto quest’arco, avrebbe distrutto la Madonnina, l’avrebbe distrutta completamente. Ora l’immagine è stata rimossa, ma si possono ancora vedere le placchette di ferro sulle quali appoggiava la piastra d’acciaio. Si può vedere come il fulmine non proseguì».

Per noi che siamo nati e cresciuti in città, è possibile che questo aneddoto non significhi nulla. Tuttavia, un uomo come David Toribio, nato e cresciuto in montagna, che viveva in stretto contatto con le leggi della natura che sapeva bene essere immutabili, comprese di trovarsi di fronte a un miracolo, di fronte ad un altro segno di soprannaturalità. Il fulmine era stato deviato dal suo percorso naturale per evitare che danneggiasse la statua della Madonna: «Quel giorno rimasi... rimasi a piangere lì. Perché noi, che conosciamo le montagne e sappiamo come funzionano queste cose... certo, era qualcosa di incredibile. Quel giorno mi ricordai tante cose (viste nel corso delle apparizioni) e promisi alla Madonna, lì, in ginocchio, che il mio cambiamento sarebbe stato totale, perché così doveva essere. Doveva essere così!».

Negli ultimi anni della sua vita, era facile incontrare David, verso sera, lungo la Calleja, il luogo dove era stato testimone di tanti fatti. Passeggiava in silenzio, rimuginando i suoi ricordi, e il ricordo si trasformava in preghiera, perché per lui ricordare le esperienze vissute in quel luogo era entrare in dialogo con la nostra Madre del Cielo. Se riuscivi a incontrarlo in quei momenti, iniziava a mormorare sottovoce: «Sa? Sa cos’è successo qui un giorno?» e così ti portavi a casa il regalo di un pezzetto in più della preziosa storia vissuta nelle montagne dalla Madonna del Carmelo e dalle quattro ragazzine.

Preghiamo per l’anima di David, desiderando di cuore che quest’uomo buono, che possedeva la sapienza delle anime semplici che si aprono a Dio, si trovi già in Cielo, contemplando il volto della Madonna.

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