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  • Pensieri mariani

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Per il mese di dicembre

«... i fedeli, che vivono con la Liturgia lo spirito dell'Avvento, considerando l'ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio, sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene» (Marialis Cultus, nº 4).

Lumen Gentium, 58

mozarabe

“La Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr. Gv 19,26-27)” (Lumen Gentium, 58).

San Giovanni Berchmans nacque in Belgio il 13 marzo 1599, in una famiglia di buoni cristiani. Erano cinque figli, tre dei quali si consacrarono al Signore. In casa fu sempre buono, aiutava la madre in ciò che poteva. Realizzò i suoi studi nel seminario di Malines e in seguito entrò nel noviziato dei Gesuiti della stessa città. Si distinse per la sua carità, lo studio e la pietà. Ebbe una grande devozione alla Vergine Santissima, che desiderava amare di un amore molto affettuoso, non volendo smettere fino a che non avesse raggiunto tale amore. Viveva sotto lo sguardo di questa Dolce Madre. Durante la sua vita fu difensore del dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, e l’ultimo anno prima di morire si impegnò, firmando con il suo sangue, ad “affermare e difendere ovunque si trovasse il dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria”. Desiderava praticare tutte le virtù e si sforzava di osservare perfettamente i suoi obblighi, senza scuse. Sapeva approfittare delle croci quotidiane, lavorava appassionatamente per la gloria di Dio, faceva ogni cosa al momento opportuno, dando valore sovrannaturale ad ogni intenzione. Diceva: “Quando bisogna pregare, prega con sommo amore; quando bisogna studiare, studia con tutta speranza; quando bisogna fare esercizio, fallo con tutto entusiasmo”. Voleva fare le cose sempre con più amore. Studiava pensando al futuro apostolato che avrebbe realizzato e alla anime che avrebbe incontrato. Morì giovane, dicendo che la sua maggiore consolazione era non aver mai infranto, nella sua vita religiosa, nessuna regola né ordine dei suoi superiori e non aver mai commesso un peccato veniale. Prima di morire, strinse al petto il Crocifisso, il Rosario della Santissima Vergine e il libro delle Regole, dicendo: "Ecco le mie armi! Le mie caparre più care, con esse muoio contento". Morì il 13 agosto 1621. Le sue ultime parole furono: “Gesù, Maria”.

 

Beato Bartolo Longo

bartolo

“Come due amici, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo diventare, per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto” (Beato Bartolo Longo).

Bartolo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano, in provincia di Brindisi (Italia). Nell’anno 1863 andò a Napoli per completare gli studi. Lì, per l’influsso di professori e di cattive amicizie, si mise nel mondo dello spiritismo e abbandonò completamente la fede cattolica in cui era stato educato. Malessere, attacchi del demonio e una profonda tristezza lo indussero a voler cercare aiuto. Lo trovò in un professore cattolico che gli disse delle parole che riuscirono a scuoterlo: “Morirai in manicomio e inoltre sarai condannato per tutta l’eternità!”. Successivamente si rivolse a un religioso domenicano, Padre Alberto Radente, e nel giorno del Sacro Cuore del 1865 si confessò e tornò alla Chiesa. Questo causò una grande gioia nella sua famiglia, che dal suo allontanamento dalla fede non aveva smesso di chiedere a Dio la grazia della sua conversione. Dopo il suo ritorno alla fede, era tormentato da un pensiero: come avrebbe potuto salvarsi con il passato che aveva vissuto? Sentiva una voce interiore che gli diceva: “Se diffondi il Rosario, ti salverai”. Comprese che la sua vocazione era diffondere la preghiera del Rosario e la devozione alla Vergine del Rosario. Nel corso della sua vita poté vedere costituite varie opere a favore di questa missione, che si sarebbe estesa nel mondo. Riuscì a costruire anche una grande Chiesa in onore della Vergine del Rosario. Non si limitò a questa missione, ma aiutò anche svariate opere di carità cristiana dirette soprattutto a orfani e poveri. Morì il 5 ottobre 1926 e fu beatificato da papa Giovanni Paolo II il 26 ottobre 1980.

 

San Giovanni Berchmans

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“Accorriamo alla Vergine pieni di fiducia, perché Ella ci ha portato Dio ed è, in un certo modo, un acquedotto dal quale facilmente trarremo l’acqua celeste di Cristo per i nostri orti; Ella è una regina ricchissima e generosissima. Quale luogo più sicuro delle piaghe di Gesù e delle braccia e del grembo della Regina degli Angeli?” (San Giovanni Berchmans).

San Giovanni Berchmans nacque in Belgio il 13 marzo 1599, in una famiglia di buoni cristiani. Erano cinque figli, tre dei quali si consacrarono al Signore. In casa fu sempre buono, aiutava la madre in ciò che poteva. Realizzò i suoi studi nel seminario di Malines e in seguito entrò nel noviziato dei Gesuiti della stessa città. Si distinse per la sua carità, lo studio e la pietà. Ebbe una grande devozione alla Vergine Santissima, che desiderava amare di un amore molto affettuoso, non volendo smettere fino a che non avesse raggiunto tale amore. Viveva sotto lo sguardo di questa Dolce Madre. Durante la sua vita fu difensore del dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, e l’ultimo anno prima di morire si impegnò, firmando con il suo sangue, ad “affermare e difendere ovunque si trovasse il dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria”. Desiderava praticare tutte le virtù e si sforzava di osservare perfettamente i suoi obblighi, senza scuse. Sapeva approfittare delle croci quotidiane, lavorava appassionatamente per la gloria di Dio, faceva ogni cosa al momento opportuno, dando valore sovrannaturale ad ogni intenzione. Diceva: “Quando bisogna pregare, prega con sommo amore; quando bisogna studiare, studia con tutta speranza; quando bisogna fare esercizio, fallo con tutto entusiasmo”. Voleva fare le cose sempre con più amore. Studiava pensando al futuro apostolato che avrebbe realizzato e alla anime che avrebbe incontrato. Morì giovane, dicendo che la sua maggiore consolazione era non aver mai infranto, nella sua vita religiosa, nessuna regola né ordine dei suoi superiori e non aver mai commesso un peccato veniale. Prima di morire, strinse al petto il Crocifisso, il Rosario della Santissima Vergine e il libro delle Regole, dicendo: "Ecco le mie armi! Le mie caparre più care, con esse muoio contento". Morì il 13 agosto 1621. Le sue ultime parole furono: “Gesù, Maria”.

 

Sta. Caterina Labouré

sainte vierge

“Questo globo che vedi rappresenta il mondo intero, in modo particolare la Francia e ogni singola anima. I raggi sono il simbolo delle grazie che Io spargo su coloro che le chiedono. Le perle che restano in ombra rappresentano le grazie delle persone che non chiedono” (Parole della Vergine a Sta. Caterina Labouré)

Santa Caterina nacque in Francia nell’anno 1806. Rimase orfana di madre a 9 anni, fatto che la spinse ad affidarsi in modo speciale alla Vergine, chiedendoLe che fosse sua Madre. Da giovane volle donare la sua vita al Signore come religiosa, ma suo padre oppose resistenza, dal momento che sarebbe rimasto solo ad occuparsi della casa. Sconsolata, chiese con insistenza al Signore che le concedesse ciò che tanto desiderava: essere religiosa. Una notte, vide in sogno un anziano sacerdote che le disse: «Un giorno mi aiuterai a curare i malati». A 24 anni fece visita a sua sorella, religiosa, e vide in una sala del convento il ritratto di San Vicenzo de’ Paoli, in cui riconobbe l’anziano sacerdote del sogno. Comprese che avrebbe dovuto donare la sua vita nella sua istituzione, le Figlie della Carità. Dopo molti tentativi, ottenne il permesso del padre e fu accettata nella comunità. Il 27 novembre 1830 stava pregando nella cappella del convento e le apparve la Vergine Maria avvolta in un grande splendore, dalle cui mani partivano dei raggi di luce che raggiungevano la terra. La Madonna le ordinò di fare un’immagine seguendo quanto vedeva nell’apparizione, e di far coniare una medaglia avente su un lato le iniziali della Vergine Maria ("M"), con sopra una croce e al di sotto i sacri Cuori di Gesù e Maria, e dall’altro lato l’immagine della Vergine e la frase "O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te". La medaglia fu coniata e, attraverso di essa, si compirono moltissimi miracoli, e chi la portò pregando l’invocazione ricevette grazie speciali, tanto che è comunemente nota come “Medaglia Miracolosa”. Dal 1830 fino al 1876, anno in cui morì, Caterina stette nel convento senza che nessuno sapesse che era a lei cui era apparsa la Vergine Maria. Otto mesi prima della sua morte Caterina raccontò alla sua nuova superiora tutte le apparizioni in maniera dettagliata e si seppe finalmente chi era la fortunata che aveva visto e ascoltato la Vergine. Papa Pio XII la proclamò santa nell’anno 1947.

 

Testo liturgico del rito Ispano-Mozarabico

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“Padre non generato e supremo, che accumulasti tanti e così grandi doni nella gloriosa Vergine Maria, arricchendoLa con il messaggio dell’Angelo grazie alla Tua parola, fecondandoLa in modo immacolato grazie al Tuo Spirito, coprendoLa con la Tua ombra divinamente potente, istruendoLa con la limpida sorgente della Tua scienza su come doveva dare alla luce il Salvatore. Essendo per Tua volontà vergine prima del parto, dopo il parto rimane vergine grazie al Tuo potere, al Tuo comando risponde la sua pura castità, la Sua verginità immacolata è un tuo miracolo. Per Sua intercessione, volgi il Tuo sguardo verso la nostra indigenza, strappaci dalle nostre frivolezze e liberaci dalle nostre tendenze viziose” (Testo liturgico del rito Ispano-Mozarabico).

L’antico rito ispanico fa parte delle liturgie di lingua latina che, tra il V e il VII secolo, furono costituite in Occidente.

 

Santa Maravillas de Jesús

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“Ho preso la Vergine Santissima come Madre in modo speciale e Lei si è incaricata anche di prepararmi, proteggermi e difendermi. Quanto è buona questa dolcissima Madre!” (Santa Maravillas de Jesus)

Santa Maravillas de Jesus nacque a Madrid il 4 novembre 1891. Il desiderio di consacrarsi a Dio esisteva nel cuore di Maria delle Meraviglie di Gesù fin dall’infanzia. Entrò nel Carmelo dell’Escorial il 12 ottobre 1919, attratta dalla spiritualità di Santa Teresa di Gesù e di San Giovanni della Croce, nonché da un grande amore alla Vergine Maria.
Nel 1924 fondò un monastero di Carmelitane Scalze nel Cerro de los Angeles, vicino al monumento del Cuore di Gesù. Lì le carmelitane pregavano e si offrivano per la Chiesa e per la Spagna.
Durante la persecuzione religiosa in Spagna, Madre Maravillas mostrò grande spirito di fortezza, e in lei risplendevano  serenità e  grande fiducia nel Signore.
Il suo desiderio di vivere fedelmente la regola di Santa Teresa la portò a fondare altri dieci Carmeli, recuperando i luoghi tradizionali di Santa Teresa e di San Giovanni della Croce.
Fu Priora per molti anni, nei quali insegnò alle sue consorelle le virtù, soprattutto con la sua testimonianza.
Si distinse per la sua vita mistica, l’ardore apostolico e la bontà, unita alla fermezza.
Morì nel Carmelo di La Aldehuela l’11 dicembre 1974, dicendo: “Che gioia morire Carmelitana!”.
Venne beatificata il 10 maggio 1998 e canonizzata il 4 maggio 2003.

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