• Aneddoti

    del tempo delle apparizioni
  • 1

Il minimo che possiamo fare è aspettarLa

casa conchita

Testimonianza di Maria José Álvarez

Spesso le bambine, e tutti coloro che erano con loro, aspettavano l’apparizione sveglie fino a notte molto avanzata. Aspettavano la Madonna.

Ci racconta Maria José Álvarez:
«Dopo aver percorso di porta in porta le case di quelle che avrebbero avuto l’apparizione, ci sedemmo su una panchina che c’era davanti alla finestra della casa di Conchita. La cucina era piena di gente e la porta era aperta. Si pregava il rosario, e noi rispondevamo da fuori. Alle sei di mattina la gente che era dentro la cucina decise di uscire, affinché noi entrassimo se per caso avevamo freddo.

Conchita e sua madre erano sedute ai due lati del focolare. Aniceta era la più sveglia, e io le dissi: “Perché, sapendo che la Vergine non viene che più tardi, non vanno a dormire?”. Aniceta mi rispose: “Sapendo che la Santissima Vergine viene, il minimo che possiamo fare è aspettarLa sveglie”. Grande ragione.

Le chiamate – una gioia molto grande

Continua il racconto Maria José Álvarez:
«Entrando in cucina io mi misi a fianco di Conchita, e le chiesi com’era la questione delle chiamate, e mi disse che nella prima chiamata sentiva dentro come una grande gioia e che dalla prima alla seconda trascorreva un lungo lasso di tempo. La seconda chiamata era una gioia maggiore e la terza chiamata era uscire di corsa dovunque la Madonna la portasse. Il tempo tra la seconda chiamata e la terza era più corto.

Mentre parlava con me cadde fulminata in ginocchio e si sentì un colpo come se si fosse rotta entrambe le ginocchia, tale fu il rumore che si sentì. Io pensai che, se fosse caduta sui miei piedi, li avrebbe rotti.

Avvenne alle sette di mattina. Conchita di alzò e si diresse verso la finestra. Lì diede il crocifisso da baciare a Placido Ruiloba di Santander e a un altro signore che mi sembra ricordare fosse un Sacerdote.

Poi Conchita andò alla Calleja e pregammo con lei, in estasi, un bellissimo Rosario che non dimenticherò mai».

Un domenicano “mascherato”

dominico

Dice Aniceta:

«Un’altra volta, arrivò lì un giovane con una signorina, dei fidanzati. Questo ragazzo era vestito in modo tale che mi sembrava un bandito. Io credevo fossero, appunto, due giovani fidanzati. Pioveva moltissimo, qui era pieno di gente. Conchita, in estasi, entrò in casa. Lì c’era mia sorella, tra moltissima gente. E quel signore disse a mia sorella: “Dia questa Croce alla bambina”. E mia sorella disse: “Perché gliela dovrei dare se non prendono nulla? In estasi non prende nulla”. “Beh, la dia a sua madre, affinché sua madre gliela dia”. Venne mia sorella e mi disse: “Prendi, dice quel signore che dia questo a Conchita”. “Perché gliela dovrei dare se non la prende?”
Allora mi venne un’idea. Era una croce appesa ad un cordone, mi venne l’idea di appenderla a Conchita tra le dita, visto che Conchita aveva le mani giunte. Conchita insisteva con la visione: “Non porto nulla. Non porto nulla…” Questo si sentiva chiaramente, anche se lo diceva a bassa voce; io ero molto vicina a lei. “Beh prendilo, se porto qualcosa”.
Nel dire questo, Conchita fece un passo in avanti, mosse le mani verso il basso e, nel muovere le mani verso il basso, la croce cadde, e nel fare il passo, pestava la croce. “Ah, la pesto?”
Si abbassò e prese la croce, in estasi, la diede da baciare all’apparizione, si girò verso quel signore, gli fece il segno della croce con la croce e gliela diede da baciare. E diede di nuovo la croce da baciare alla visione e disse: “Con un abito così bello com’è quello dei domenicani, che pena che venga così!”».

Prosegue Aniceta:

«Allora tornò dal signore, gli tolse gli occhiali e glieli mise nelle mani. Il signore aveva paura e io gli dissi: “Non abbia paura che glieli rompa”.
Gli fece il segno della croce, gli diede da baciare la croce e poi gliela mise al collo, e, nel mettergliela al collo, al posto di mettere l’immagine verso fuori la mise verso dentro. “Ah, l’ho messa al rovescio?”
Gli tolse un’altra volta il cordone, la girò e gliela mise di nuovo. Poi gli aprì la mano, gli prese gli occhiali e glieli mise. E tornò a dire: “Che pena che venga così, in questo modo!”.

Era un Padre che veniva fingendo, vestito in borghese, con una signorina che era sua sorella, e venivano come due fidanzati, ma erano fratello e sorella.».

"Che venga a darmi da baciare il Cristo"

crucifijo2

Avvenuto il 1º gennaio 1962.

Racconta il Dottor Ortiz:

«Mi ritrovai nel paese con la signorina Margarita Huerta, che veniva da Madrid con un gruppo di persone. Le tre bambine entrarono in estasi e, mentre camminavano assieme lungo la stradina sopra la piazza verso la chiesa, a uno di quelli che le seguivano, che era abbastanza lontano, venne in mente all’improvviso: “Se questo è soprannaturale, che la bambina di mezzo venga adesso a darmi da baciare il Cristo”.

All’istante la bambina rimase indietro rispetto alle altre e andò a dargli da baciare il crocifisso, solo a lui! Ce lo raccontò dopo, molto emozionato.».

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.

Ok