Sentii che ero stata ascoltata

escuchada

Celina Ruiz Cuenca non viveva più a San Sebastián de Garabandal quando iniziarono le apparizioni. Era da tre anni che si era sposata e si era trasferita a Los Corrales de Buelna, un paese della Cantabria, che attualmente dista un po’ più di un’ora da Garabandal. Ma negli anni Settanta le strade non erano quelle di adesso, né lo erano i mezzi di comunicazione, per cui non poteva salire al paese con la facilità con cui si accede adesso. Comunque sia, cercava di trascorrere a casa di sua madre quanto più tempo possibile, e approfittava dei giorni di permanenza lì per seguire le apparizioni il più vicino possibile.

A Los Corrales de Buelna aveva una vicina chiamata Toña, che era molto ammalata, prossima alla morte. Celina cercava di andare a visitarla e di prendersi cura di lei. Questa donna conservava un rancore enorme nel suo cuore verso un’altra vicina del paese. Ogni volta che Celina andava a visitare Toña, ella iniziava a fare i suoi commenti: “Stai attenta, stai attenta a Yeta! Ha rubato dei salami nella cooperativa, è così e cosà...”.
Per Celina costituiva una gran pena che, pur essendo così ammalata, non pensasse ad altro che a criticare e a maledire ora gli uni ora gli altri, e in particolare questa vicina. Con il suo carattere affettuoso e simpatico le diceva: “Senti, Toña, tu non farci caso”. Ma oltretutto sapeva che né Toña né la sua famiglia erano gente di chiesa, e questo faceva sì che la sua preoccupazione aumentasse.

Celina si stava preparando per trascorrere alcuni giorni a San Sebastián de Garabandal, e se ne andava inquieta per Toña, pensando che forse al suo ritorno l’avrebbe ritrovata morta, visto che Toña peggiorava di giorno in giorno. Prima di partire si disse: “Vado a trovare Toña, forse è l’ultima volta che la vedo”. Ma Toña non fece che aumentare l’inquietudine di Celina, perché di nuovo iniziò a parlare male della vicina. Celina la interruppe dicendo: “Ma con tutto ciò che hai, figlia mia... Quanto profitto potresti trarre da quanto stai vivendo!”. Ma non ottenne nulla. Sembrava impossibile togliere dal cuore di Toña il rancore che la pervadeva.

Celina giunse a Garabandal. Come al solito lasciò i bambini con la nonna per poter seguire le bambine in estasi per il paese. Quella sera, Conchita era in estasi vicino alla chiesa parrocchiale. Quel giorno c’era molta gente in paese, la piazza traboccava di persone che cercavano di seguire persino i più piccoli dettagli dell’apparizione. Celina rimase indietro. Era impossibile avvicinarsi di più. Si mise a pregare la Madonna: “Ah, ti prego per Toña! Se mi puoi ascoltare, Ti prego per lei. Che si penta. Che offra la sua malattia e la croce che sta passando”. Celina pregava intensamente, mettendo tutta la sua fiducia nella nostra Madre del Cielo. Non chiese nessuna prova, ma all’improvviso avvertì che qualcosa stava succedendo. Davanti a lei, ancora da lontano, la folla si apriva per lasciar passare Conchita che avanzava con decisione tra la folla. Come sempre quando le bambine erano in estasi, Conchita non guardava dove andava né verso chi andava. Con la testa alzata, guardando verso l’alto, ella seguiva la Vergine Maria. Celina vide la gente scostarsi, scostarsi, ed era pronta a muoversi lei stessa per lasciar passare Conchita quando fosse arrivata là dove voleva andare la bambina. Ma la sorpresa fu che Conchita – o meglio, nostra Madre, la Madonna – cercava lei. Celina ricorda: “E in quel momento vedo che davanti a me, si aprono, si aprono, si aprono, ed era Conchita che veniva verso di me. Lei non mi guardò. Avete già visto alcune foto, ed era come avete visto. Veniva con la testa così. Arriva dove mi trovavo io, mi fa il segno della croce con il crocifisso e me lo dà da baciare. Lo baciai e se ne andò”. L’emozione di Celina fu enorme: “Io sentii che mi aveva ascoltato. Io sentii che ero stata ascoltata”.

Dopo due settimane di permanenza a San Sebastián de Garabandal, Celina tornò a casa sua, a Los Corrales de Buelna. Dopo aver lasciato in casa i suoi, uscì di corsa verso la casa di Toña. Non sapeva neppure se l’avrebbe trovata viva. Nell’arrivare alla casa di Toña, uscì a riceverla una nipote dell’ammalata, una giovane buona e religiosa. Si abbracciarono mentre la nipote esclamava: “Ah, che voglia avevo che tornassi!”. Celina le chiese: “Che cosa è successo, che cosa è successo?”. Rispose l’altra: “Toña si è confessata e ha ricevuto la Comunione. E fa piacere vederla. È tranquilla, ormai non si lamenta più, non parla male di nessuno”.

Pochi giorni dopo Toña morì. Ma morì dopo aver perdonato e dopo aver chiesto perdono. Celina non dubitò che la sua preghiera fosse stata ascoltata. La nostra Madre del Cielo, che giustamente la tradizione cristiana chiama “l’onnipotenza supplicante”, aveva ascoltato la sua preghiera e le aveva dato un segno del fatto che era stata ascoltata. Con segno o senza segno, Ella ascolta sempre. Ma è vero che a Garabandal nostra Madre volle dare molti segni del fatto che Lei ascolta la nostra preghiera, affinché nella nostra vita quotidiana non dubitiamo mai del fatto che Ella è nostra Madre, che ci ama e che intercede per noi.