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Un giorno speciale

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Come ben sperava Simón, il padre di Jacinta, il giorno della festa dell’Incarnazione non poteva mancare qualcosa di speciale nelle apparizioni di Garabandal. È proprio lui a raccontarci quello che accadde il 24 marzo 1962.

«La volta in cui mi emozionai di più fu la notte dell’Incarnazione, perché stavo pensando: “Se questo è cosa di Dio, il giorno dell’Incarnazione ci sarà qualcosa di speciale”. Arrivò il giorno 24 marzo 1962. A mezzanotte Jacinta cadde in estasi in casa, uscì in strada e noi la seguimmo. Si diresse al portone della chiesa, vi rimase per poco tempo e andò alla casa di Caferino; c’era poca gente. Era già circa l’una, quando anche Loli cadde in estasi. Entrambe le bambine uscirono in strada e, in quel momento, passava Conchita in estasi, accompagnata dalla sua famiglia e le tre si unirono.
Raggiunsero il portale della chiesa e iniziarono a pregare il rosario. Cominciarono a cantare i misteri, cosa che non avevano mai fatto. Delle voci angeliche! Quello che più mi emozionò fu quando dissero: “la Vergine vuole che tutti cantino ad alta voce”. Io cantavo con una grandissima emozione».


 

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